Bluesman latino

[quote_box_center]“Si tratta di amare ciò che suoni”, così l’artista portoghese spiega il suo approccio alla musica blues, folk e rock. “Mi piace passare da un brano più potente a una ballata voce e chitarra acustica. Questo è il mio stile”. Una scelta che si riflette anche sul parco strumenti utilizzato, che va dalle chitarre acustiche ed elettriche a quelle resofoniche e lap steel, fino alla chitarra portoghese a 12 corde di cui Frankie fa un uso molto particolare.[/quote_box_center]

— Luca Masperone

PH Rita Carmo
[su_dropcap style=”flat” size=”4″]L[/su_dropcap]a sua carriera di artista indipendente è iniziata producendo e pubblicando la propria musica ed esibendosi da solo, voce e chitarre, come una ‘one man band’ (azionando tra l’altro una cassa con il piede sinistro e un rullante con il piede destro). Da allora Frankie Chavez ne ha fatta di strada. A testimoniarlo c’è l’ultimo album “Heart & Spine”, un disco blues, folk e rock che miscela con sapienza potenza e dolcezza, canzoni e brani strumentali, pubblicato in Italia nel 2015 e supportato da una breve tournée nel nostro paese nei mesi di marzo e aprile. “‘Heart & Spine’ ha un suono più rock nei pezzi rock e più blues nei pezzi blues” spiega Davide Mancini di Musicastrada, etichetta che si occupa della distribuzione italiana dell’album. Il legame di Frankie con il nostro paese è più ampio di quanto sembri, basti pensare che il disco è stato mixato a Milano da Tommaso Colliva e masterizzato a Tredozio da Giovanni Versari. Raggiungiamo Frankie in hotel, a Milano, dove si prepara per una giornata di esibizioni live ed incontri con la stampa per la presentazione del nuovo album, ancora una volta realizzato in modo del tutto libero e autonomo.

Luca Masperone Hai sempre seguito un percorso da artista indipendente, producendo e pubblicando in totale autonomia la tua musica. Pensi che sia la strada giusta per chi vuole intraprendere questo mestiere oggi?
Frankie Chavez Quando ho iniziato non c’era altra scelta, non avevo contratti con una major. Il primo EP l’ho pubblicato con un’etichetta locale che supporta abitualmente gli artisti emergenti. Da lì in poi sono diventato indipendente: ho prodotto l’album “Family Tree” e due o tre colonne sonore per documentari. Non so se questo sia il modo giusto, senza dubbio è una della strade che si possono percorrere ora. Le major non seguono più molti artisti, per contro oggi puoi registrare la tua musica con una buona qualità anche in un home studio, quindi se ti sai promuovere non hai bisogno di una major come negli anni Ottanta e Novanta per pubblicare un album. Si tratta di capire il mercato e ciò che devi fare per promuovere il tuo lavoro. Tra l’altro, con le moderne tecnologie un disco può essere distribuito anche solo in formato digitale, cosa che rende tutto più facile.

Luca In Portogallo il tuo ultimo album “Heart & Spine” è stato distribuito dalla Universal. L’accordo è scattato dopo che avevi terminato la produzione?
Frankie Assolutamente: quando ogni cosa era conclusa e avevo già il master in mano, mi hanno contattato facendomi sapere di essere interessati al mio lavoro. Ho accettato la loro proposta, ma ho deciso di mantenere la proprietà dei diritti sulle registrazioni, perché il disco era già stato interamente prodotto e ritenevo fosse giusto così. Ad ogni modo, sono felice dell’accordo di distribuzione con la Universal: sono un artista indipendente e ne vado orgoglioso, ma so che loro hanno una maggiore influenza nella distribuzione così come nella comunicazione. Credo che questo per me sia l’accordo perfetto: rimango libero di fare le mie cose, ma posso contare anche sull’esperienza e sul potere di una major.

Luca Hai prodotto “Heart & Spine” anche grazie al crowdfunding, raccogliendo oltre 5.000 euro a sostegno del tuo lavoro. Cosa ne pensi di questa opportunità per finanziare i propri progetti e guadagnare nuovi fan?
Frankie È un modo nuovo e molto interessante, per musicisti, artisti, pittori ecc., di realizzare le proprie opere ed ottenere un sostegno, ma bisogna avere già una piccola ‘fanbase’. Penso che sia un segno dei tempi attuali: le grosse etichette non supportano più tutti gli artisti che vorrebbero, per contro la tecnologia permette di usufruire di questi siti di crowdfunding. Alla fine è come fare la prevendita di un disco: chiedi a chi ti segue e conosce già il tuo lavoro di comprare la propria copia dell’album prima, perché tu hai bisogno dei soldi per poterlo realizzare. La cifra che ho raccolto non è bastata a coprire tutte le spese, ma è stata sufficiente a sostenerne una buona parte, quindi penso che sia un modo ottimo di lavorare oggi.

Luca Una domanda a proposito della copertina del disco: assomiglia moltissimo a quella di “Harvest” di Neil Young. Anche il titolo ricorda il classico brano di Young “Heart Of Gold”. C’è una connessione tra i due album?
Frankie Non ci avevo mai pensato… ma hai ragione, in effetti le due copertine si assomigliano molto. Nelle mie intenzioni però, non voleva esserci alcuna connessione, si tratta del lavoro di un artista portoghese, João Neves, che ho scelto perché apprezzavo molto il suo stile. Forse ha fatto lui il collegamento con Neil Young! Inoltre si è ispirato a un celebre gioco di carte messicano chiamato ‘Lotería’, ecco perché in copertina troviamo una piccola icona in alto a sinistra e un’altra in basso a destra.

Luca Come mai hai deciso di mixare e masterizzare il disco in Italia?
Frankie Si tratta di qualcosa che non è stato pianificato, semplicemente è accaduto. Abbiamo effettuato le registrazioni in Portogallo perché per noi era più comodo, successivamente cercavamo qualcuno che mixasse il disco, e il nome di Tommaso Colliva è venuto fuori. Così siamo entrati in contatto con lui, che si è fin da subito dimostrato disponibile e interessato al lavoro. Ha realizzato un mix di prova su di un brano, il risultato ci è piaciuto e abbiamo deciso che dovesse essere lui ad occuparsi di tutto il disco. Riguardo al mastering, è stata una conseguenza: sapevamo che Giovanni Versari lavorava con Tommaso e che curava la fase di mastering delle sue produzioni, insomma erano come due facce della stessa medaglia. Siamo rimasti molto soddisfatti del loro lavoro.

Luca Come giudichi la scena musicale portoghese attuale?
Frankie Molto viva. Ci sono diverse band valide in stili differenti, dalla musica elettronica a quella folk. Musicisti rock talentuosi, artisti jazz. Penso che ci sia stata una grande evoluzione nel suono e nella produzione dagli anni Ottanta e Novanta ad oggi. Ai tempi si poteva notare una chiara differenza rispetto alle produzioni americane, adesso la qualità è la stessa. Se esiste una differenza oggi, è in positivo: nella musica portoghese puoi trovare una, come posso dire, maggiore ricchezza nella composizione, nello scrivere musica. Questo perché in Europa possiamo contare su influenze che gli americani non hanno e contaminare la loro musica con la nostra, ad esempio suonare il rock’n’roll con i nostri strumenti tradizionali.

Luca Come fai tu con la chitarra portoghese a 12 corde?
Frankie Non solo: ho sentito un artista portoghese che fa hip hop elettronico con lo stesso strumento. Molto interessante.

Luca Quel tipo di chitarra normalmente si utilizza per accompagnare il fado, tu invece ci suoni il blues: hai dovuto cambiare l’accordatura o le diteggiature per riuscirci?
Frankie Sì. Mi piace sperimentare con accordature differenti, è un approccio che in realtà applico a tutte le chitarre. Ad esempio: DADDAD, DADF#AD, Open G. Sulla chitarra portoghese utilizzo l’accordatura BF#BBF#B, che poi segue lo stesso principio della DADDAD, ma portato in un’altra tonalità (tra le note Re e La c’è un intervallo di quinta giusta, esattamente come tra le note Si e Fa#, NdR). Ogni mio brano nasce dallo strumento che ho tra le mani in quel preciso istante, lo assecondo e lascio che mi conduca in posti diversi.

Luca Parlando di chitarre acustiche, quali sono le tue preferite?
Frankie Quelle con il corpo grande, perché, suonando in acustico da solo o con un batterista, ho bisogno di un suono altrettanto grande. Come quello della mia Guild, che ultimamente è diventata la mia chitarra preferita. Posso utilizzarla con le accordature aperte, con il pedale fuzz o in ballate e brani delicati, funziona sempre bene. Per quel che riguarda le chitarre elettriche, invece, le mie preferite sono le Gretsch.

Luca Ti ho visto spesso in fotografie e video con una semiacustica…
Frankie Sì, è una chitarra Silvertone. Mi piace molto, ma non è adatta alla vita ‘on the road’, a cambiare accordature e cose simili. È uno strumento delicato. Considerato che dal vivo porto solo una chitarra acustica, un’elettrica, la Weissenborn e la portoghese, ho bisogno di uno strumento più resistente e versatile, quindi preferisco utilizzare le Gretsch.

Luca Ho notato che utilizzi la tecnica del fingerpicking anche quando usi l’elettrica.
Frankie Quando ho iniziato il mio progetto, ero davvero preso dalla musica acustica: blues, folk, brani strumentali. Per me quel mondo funziona meglio con il fingerpicking. Poi ho cominciato a suonare anche brani più potenti, ma sempre con la chitarra acustica aggiungendo un po’ di distorsione qua e là. Infine, quando ho iniziato ad esibirmi con un batterista, ho capito che mi serviva una chitarra elettrica per avere più presenza. Eseguo i bassi con il pollice della mano destra, mentre con le altre dita produco melodie, ritmiche e riff. Se il batterista ed io abbiamo un buon feeling, soprattutto se lui suona sostenendo il mio pollice, penso che non ci sia alcun bisogno di un bassista.

Luca Qual è il tuo approccio alla chitarra slide? Preferisci suonare in posizione normale o tenendo lo strumento in grembo (‘lap steel guitar’)?
Frankie Sono due cose diverse. Quando suoni con il ‘bottleneck’ puoi fare cose che non potresti realizzare in modalità ‘lap steel’, e viceversa. Ad esempio, quando suono in posizione normale se voglio posso premere le dita della mano sinistra e passare al fingerpicking per eseguire una parte, cosa che non potrei fare con una lap steel guitar, con la quale invece è possibile eseguire le note più basse e più alte scorrendo sulle corde senza l’impedimento dei tasti, come faccio con la mia Weissenborn.

Luca In “Heart & Spine” con te suona il batterista João Correia. Come è avvenuta la registrazione delle tracce?
Frankie Escluso il brano “I’m Leaving”, abbiamo registrato tutto il disco in modalità ‘live’: il batterista in una stanza ed io con la chitarra nell’altra. Le voci invece, salvo in un paio di canzoni, le abbiamo registrate dopo.

Luca Nell’album la tua voce interpreta ballate acustiche d’atmosfera, brani blues ritmati ed energici pezzi rock. Utilizzi una distorsione sulla voce?
Frankie A volte sì. Ad esempio, dal vivo uso spesso due microfoni: uno completamente pulito e uno distorto. Capita anche che li utilizzi entrambi nella stessa canzone: magari inizio con il distorto, poi passo al pulito nel ritornello. In studio invece di solito registro con un solo microfono. La distorsione, quando serve, viene aggiunta dopo, anche se mi è capitato di effettuare in studio esperimenti “folli” con i microfoni. Ad ogni modo fa parte della produzione, molto meno dell’aspetto esecutivo.

 

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