Folkest 2016 – La parola al direttore artistico Andrea Del Favero

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La Nuova Compagnia di Canto Popolare si esibirà a Palmanova il 3 luglio

Dal 23 giugno all’11 luglio si terrà, in varie località del Friuli, Folkest 2016, il festival internazionale di musica folk a cui abbiamo dedicato questa news.

Titolo emblematico di questa edizione: Frontiere e non poteva essere altrimenti per un evento organizzato in una regione che non ha paura del confronto e che subisce da sempre gli influssi di tre culture diverse – quella tedesca, quella italiana e quella slava.

Abbiamo intervistato il direttore artistico Andrea Del Favero che ci ha svelato le novità di questa trentottesima edizione.
Un festival dai tanti, numerosi ritmi: ci descriveresti il vostro pubblico?
A Folkest abbiamo un pubblico molto attento, curioso, un pubblico che ascolta, discerne e seleziona. Addirittura ci consiglia e sostiene nelle nostre scelte. Ma c’è anche spazio per le nuove istanze della danza popolare, un vasto movimento che parte dal recente fenomeno un po’ modaiolo della taranta per congiungersi al vecchio movimento del bal folk, che sembra aver trovato negli ultimi tempi nuova linfa. C’è molta attenzione anche per gli strumenti, la stessa mostra di liuteria che ogni anno organizziamo ha un forte riscontro, sia per il confronto tra gli operatori che vi partecipano, sia per il pubblico, formato da musicisti e appassionati.

Sui palchi di Folkest da anni salgono grandi artisti del passato e nuovi talenti che, lo speriamo, animeranno i palchi del futuro. Generazioni che si incontrano: immagino che da questi incontri nascano confronti, stimoli….
È bello vedere le frontiere del Mediterraneo incontrarsi sulla battigia napoletana: una riflessione sulle contaminazioni straordinarie che questa millenaria città ci ha regalato, la gioia di far musica della Nuova Compagnia di Canto Popolare, degli Almamegretta e di James Senese Napoli Centrale. Ascolteremo le ballate antiche e le canzoni moderne di Richard Thompson, gli spunti poetici di Suzanne Vega, da quella significativa Nuova Europa rappresentata dal Village di New York, le scorribande canore sull’Appennino dei Viulan, le sonorità zingaresche di Maurizio Geri Swingtet e Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò, il klezmer e il Medio Oriente dell’Orchestra Bailam con la Compagnia di trallallero genovese, le canzoni di confine di Rudi Bučar, il Mediterraneo delle grandi isole con Tama Trio e il fascino della Sardegna di Elena Ledda e Luigi Lai. Forse vedremo una nuova Europa, negli scatenati organetti dell’Orchestrabottoni, innamorandoci delle canzoni e delle danze di Saba Anglana e Sandro Joyeux.

Qual è stata la tua idea di Festival per questa edizione 2016?
La frontiera, che è luogo di scambio di narrazioni, dove mare e terra si dividono, dove le genti s’incontrano e si mescolano, spazio umano e non dettato dall’istituzione. I legni delle case e degli strumenti, i profumi delle cucine, le tinte degli affreschi nelle chiese e sulle case, una sapienza antica che trasmigra, laddove i pascoli, gli orti, le case, i violini e le armoniche sono gli stessi, al di qua e al di là del confine imposto dagli uomini.
Andiamo alla scoperta di un’Europa meticcia, non da ora, ma da sempre, per sua stessa vocazione, Europa dei popoli, ma anche delle loro intersezioni, delle migrazioni millenarie. Perché, a ben vedere, nessuno di noi è veramente europeo: siamo tutti figli di migranti!

Come immagini il futuro dei palchi nazionali e internazionali?
Quest’anno consegneremo il Premio Folkest alla Carriera al grande Luigi Lai, il maestro delle launeddas, strumento ultra-millenario che lui ha saputo far interagire con le stelle dal pop e del rock, da Angelo Branduardi a Paolo Fresu, a infiniti altri musicisti. La musica tradizionale è viva, si trasforma e riemerge quando meno ce l’aspettiamo, è dinamica. E accanto allo splendido ottantenne Lai a Folkest ci saranno molti ragazzi ventenni o poco più: dalla Finlandia, dal Salento, dalla Scozia, dall’Istria al Friuli…

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