FLUX FX by Adrian Belew – App musicale per iPad

flux fx

Flux Fx (da non confondere con un’altra app della stessa casa che si chiama semplicemente: Flux!) nasce dall’unione di varie forze creative e commerciali. Il cuore e la mente creativa di tutto questo è Adrian Belew. Per chi non lo conoscesse stiamo parlando di uno dei musicisti più poliedrici del nostro tempo. Belew, è principalmente conosciuto come chitarrista, ma è anche un polistrumentista e produttore musicale. Negli anni Settanta ha iniziato a mostrarsi al grande pubblico, grazie a Frank Zappa, che fin da subito lo ha voluto con sè. Rapidamente Belew si è ritrovato ad essere richiesto per la sua musicalità, per il suo genio e virtuosismo, e fin da subito per la ricerca e la sperimentazione del suono. Non è capitato a molti di essere conteso da Frank Zappa e David Bowie nello stesso momento (facendoli litigare!). Ha suonato con grandi artisti tra i quali Nine Inch Nails, Tori Amos, Paul Simon, Talking Heads, ed è stato anche il cantante dei King Crimson per molti anni. Da sempre profondo conoscitore anche del mondo della produzione e dello studio di registrazione, ha deciso di abbracciare questa piattaforma, l’iPad della Apple, per metterla a disposizione del musicista creativo.
Il test
Una volta scaricata l’app l’installazione è stata veloce e senza nessun problema. Il requisito minimo è un iPad 2 e iOS7 o più recente. Questo ormai è diventato lo “sbarramento” minimo per le app musicali. Devo ammettere che a tratti l’iPad 2 si è dimostrato poco performante utilizzando patch particolarmente elaborate o con latenza d’uso bassa. Altra nota dolente è che acquistando la versione per iPad non si ottiene anche la versione iPhone, come di solito ci si aspetta. I due prodotti vengono venduti “separatamente” e a un costo diverso. Finito il download, aprendo la app, non vengono richiesti settaggi particolari, si tocca l’icona e si è subito pronti per manipolare ogni sorgente sonora. E musica dunque sia! Flux fx, all’avvio, fa una scansione delle connessioni audio e come prima cosa se non è presente almeno una cuffia, il suono viene temporaneamente messo in mute. Ottimo stratagemma per evitare feedback indesiderati e inevitabili. Ovviamente il sistema è compatibile con qualsiasi hardware dai convertitori a minijack adapter fino ai più sofisticati dock per iPad. Essendo io per natura impaziente di fronte ai nuovi “giocattoli” musicali, non ho potuto aspettare di arrivare in studio e quindi il mio primo test è stato eseguito con le prime cuffie che ho trovato in casa e ho iniziato a filtrare ogni sorgente a mia disposizione usando il microfono dell’iPad. Fin dal primo approccio ho subito ritrovato quelli che, a mio avviso, sono i due aspetti più importanti di un processore musicale: l’immediatezza e la spontaneità di utilizzo (sì certo, anche la qualità del suono!). Qui è tutto immediato e giocosamente musicale… ho subito avuto voglia di creare tavolozze sonore, pur avendo la consapevolezza che avevo ancora molto da esplorare. Questo è un bene perché, a volte, mi ritrovo a usare delle app che mi danno la sensazione che di lì a poco ne avrò scoperto tutto oppure, ancora peggio, che senza farmi leggere un manuale non mi mettono nella condizione di emettere un suono. Bene! Il primo approccio d’uso rievoca quello del Korg Kaoss Pad, strumento del quale sono sempre stato grande amante e utente. L’aspetto della versatilità digitale, unito all’organicità e spontaneità del controllo tattile, è racchiusa all’interno di Flux fx in maniera perfetta. L’interfaccia è ben strutturata e decisamente intuitiva. Si vede che è stato fatto un gran lavoro per avere sempre tutto a portata di tocco. Tutti i parametri, sotto forma di slot, sono disposti su cinque livelli “ideali”. Dall’alto troviamo gli accessi alle tre finestre operative (performance, edit e sequencer), a seguire troviamo le tipologie di effetti (looper, dynamics, distortion, eq, filter e delay/verb), infine troviamo gli slot dove possiamo iniziare a trascinare gli algoritmi sopracitati, per creare e materializzare le concatenazioni in tempo reale, in tutto cinque. Sono presenti i doverosi input e output gain, Bpm e morphing controller, il menu per i preset e lo spazio centrale dove avviene l’interazione: qui è possibile agire in due modi, in tempo reale in stile X/Y “a la Kaoss Pad”, oppure programmando delle motion, movimenti in grado di animare i parametri in tempo reale usando un bpm interno, oppure sincronizzando il tutto via MIDI time code.
Alla base dell’interfaccia troviamo degli slot dove possiamo programmare le sequenze per animare i parametri, in pratica qui possiamo definire in maniera statica fino a 64 step di animazioni e creare un morphing tra di loro il tutto in sync con il nostro sistema. Ok, ma vi starete chiedendo: sì, ma come suona? La mia risposta è: davvero bene! Vi sembrerò scontato, ovviamente dipende dalla qualità dei convertitori che usate per acquisire il suono, ma gli algoritmi sono talmente musicali che, anche partendo dal microfono interno dell’iPad, possiamo davvero entrare nel mondo del sound design creativo. Cosa che amo particolarmente perché porta il tutto nel campo della sperimentazione sonora. Peccato, qui, non avere la possibilità di catturare delle piccole clip, come se fosse una fotografia durante una ripresa video, per poi esportarle in un synth granulare, o altro… la cosa è ovviamente possibile, tramite audiobus, ma sarebbe bello avere tutto in-app. Un altro uso da non sottovalutare è quello dell’integrazione con il vostro computer, tramite app come musicIO il vostro iPad con Flux fx diventa un processore di suono senza ulteriori conversioni, oppure semplicemente, con una dock esterna analogica, potete usarlo anche come tools di mixaggio. Nell’uso per cui invece è stato pensato, ovvero quello più classico delle live performances, questo sistema vi darà davvero molte possibilità creative, da qui a molto tempo a venire.

Conclusioni
Adrian Belew e Flux sono riusciti a racchiudere in questa app un potenziale enorme. l’interfaccia grafica è stupenda, è anche possibile animarla in perfetto stile Flux (alla Brian Eno se vogliamo essere più precisi). L’immediatezza d’uso e l’intuitività di tutti i parametri garantiscono all’utente di pensare solo a quello per cui è stata creata: fare musica fin dal primo momento. Questo multieffetto è in grado di coprire le esigenze di semplici performance in maniera eccellente, ma anche di soddisfare i più esigenti sound designer con le patch e le concatenazioni più disparate. Da oggi è entrato a far parte del mio live setup!

 

 

 

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