Gli effetti per chitarra acustica

[quote_box_center]Chitarrista della Bandabardò e solista inarrestabile, Finaz è oggi uno dei musicisti italiani più apprezzati nel campo della chitarra acustica, complice il suo approccio allo strumento carico di gusto, virtuosismo e uso pirotecnico di effetti “speciali”. Proprio su quest’ultimo argomento si concentra il nostro incontro e il nuovo suo metodo “L’uso degli effetti per la chitarra acustica”.[/quote_box_center]
Ph Agnese Mari
Ph Agnese Mari

— Luca Masperone

[su_dropcap style=”flat” size=”4″]D[/su_dropcap]al vivo è un istrione, solo sul palco eppure circondato da un autentico muro di suono: merito di una pedaliera studiata e utilizzata alla perfezione e di un talento come performer assolutamente non comune. Alessandro Finazzo, in arte Finaz, meglio noto come chitarrista del gruppo folk rock Bandabardò, è oggi un solista completo che batte l’Italia a colpi di chitarra acustica e pedali. Due sono le pubblicazioni che tentano di racchiudere e rappresentare la sua energia live: un disco dall’emblematico titolo “Guitar Solo” e un libro sull’uso degli effetti per chitarra acustica.

Luca Masperone  La tua storia più nota inizia con il passaggio dalla chitarra elettrica a quella folk. Come è avvenuto il passaggio di consegne tra i due strumenti, come hai “ricalibrato” il tuo approccio?
Finaz  Tutto è avvenuto in concomitanza con la nascita della Bandabardò. Il progetto prevedeva l’uso di soli strumenti acustici, cercando però di mantenere un approccio rock e un sound robusto. All’inizio ero un po’ perplesso: diciamo che sapevo cosa lasciavo e non cosa avrei trovato. Il tocco, la sensibilità, la forma, il peso… due mondi completamente diversi. Ho accettato la sfida e mi sono messo a studiare come un pazzo. Dopo qualche mese, però, è definitivamente scattato l’amore e dopo venti anni stiamo ancora insieme.

Luca  Ritieni che questa scelta abbia fatto un po’ la tua fortuna, visto il momento attuale in cui il mondo della chitarra elettrica è sovraffollato e un po’ carente di idee nuove?
Finaz  Direi di sì. Ma non solo per la rinascita dell’acustica. È stata una scelta felice perché, dato il mio approccio molto particolare a questo strumento, diversi ascoltatori e artisti mi hanno gratificato ponendo molta attenzione a quello che faccio. Cose che sarebbero scontate con una chitarra elettrica riscuotono molto interesse se riproposte o reinterpretate con l’acustica. Inoltre, proprio per questa particolarità, molti artisti hanno richiesto la mia collaborazione e questo mi ha dato soddisfazione oltre che molte occasioni di crescita artistica e personale. Posso dire quindi che è stato più facile creare un mio mondo sonoro. Il tutto poi a partire da tempi non sospetti: stiamo parlando dei primi anni Novanta, quando ancora imperava lo “shredding” con elettriche super pompate. È molto divertente salire sul palco e vedere facce meravigliate che cercano amplificatori o chitarre elettriche, rimanendo comunque investiti da un’impressionante scarica di energia. Per quanto riguarda invece il panorama della chitarra acustica in generale, è vero: assistiamo a una vera e propria rinascita. Questo mi riempie ovviamente di gioia e di stimoli. Tuttavia, vorrei segnalare che ultimamente il mondo dell’acustica si sta sempre più avvicinando pericolosamente a quella soglia di non ritorno segnata anni fa dalla chitarra elettrica. Mi sto riferendo al fatto che molti chitarristi oggigiorno si concentrano più sull’uso spericolato e bionico delle varie tecniche, piuttosto che concentrarsi su suono, melodia e belle composizioni.

Luca  Concordo, occorrono entrambe le cose. A proposito: tu sei considerato un virtuoso, molto veloce e preciso nella plettrata alternata, eccellente sulle ritmiche, versatile nell’improvvisazione. Ci racconti il tuo periodo di studio? Come ti alleni oggi?
Finaz  Ho studiato e continuo a studiare di tutto. Ho iniziato prestissimo con la musica classica per poi appassionarmi al jazz (passando per rock e blues ovviamente). Questi studi, che porto avanti ancora oggi, mi hanno dato una base solida da un punto di vista melodico-armonico, che mi permette di essere a mio agio in ogni situazione e in ogni stile. L’altra mia grande scuola è stata il palco: ho iniziato a calcarlo alla tenera età di 12 anni e non ne sono più sceso. Ho suonato in tutte le situazioni possibili e immaginabili, affrontando i generi più disparati con artisti diversissimi l’uno dall’altro. Da queste situazioni ho sempre cercato di assorbire più esperienze e informazioni possibili. È importante poi ascoltare tantissima musica: ogni stile e cultura musicale ha qualcosa da dirci e da insegnarci. Non sono un fan della specializzazione: preferisco mescolare le carte e inserire, anche nello stesso brano, jazz, flamenco, tarantella, magari il tutto condito da un robusto suono heavy metal. Il mio allenamento giornaliero avviene trascrivendo e studiando Bill Evans. Un genio assoluto. La sua sensibilità e la sua conoscenza dell’armonia sono a mio avviso tuttora insuperate. Una palestra eccellente. Passo le mie giornate prendendo un suo brano e cercando di interpretarlo con la sua visione. Tecnica, composizione, arrangiamento e armonizzazione sono il mio pane quotidiano, grazie allo stimolo della sua musica. L’amore per la pennata alternata invece deriva da John McLaughlin, mia grande passione giovanile. Il suo stile basato su un’incredibile mano destra mi ha sempre spinto ad usare tantissimo il plettro, piuttosto che il legato. È come se plettrando ogni nota io riuscissi a tenere maggiormente sotto controllo le dinamiche e le sfumature delle idee che voglio trasformare in musica. Non che non usi il legato, ci mancherebbe, ma rispetto alla norma diciamo che lo utilizzo davvero poco.

Luca  Per questo usi il plettro e la tecnica mista plettro e dita, piuttosto che l’approccio fingerstyle?
Finaz  Esatto, il suono e il controllo che ne derivano mi soddisfano maggiormente rispetto alla tecnica fingerstyle. Poi mi appassionano le sfide: riuscire ad eseguire un brano dove occorrerebbe utilizzare più dita della mano destra con solo il plettro e un po’ di ibrida mi appassiona. Lo stesso amore per le sfide si riflette anche nel motivo per cui non uso molto le accordature aperte: accetto di eseguire qualcosa anche di estremo con ciò che ho a disposizione, anche se accordare in modo alternativo renderebbe tutto più facile. Tendenzialmente diciamo che preferisco piegare le cose alla mia musicalità e alle mie esigenze, piuttosto che il contrario.

Luca  Quando è iniziata la tua carriera solista?
Finaz  Relativamente tardi… circa due anni fa. Ho sempre adorato la vita di band e il suonare per altri artisti. Negli ultimi anni però, la curiosità di sfidarmi su una cosa che non avevo mai fatto mi stava stimolando sempre di più. Solo sul palco, in tour da solo, senza protezioni, senza scuse o reti di salvataggio, anche nel rapporto con il pubblico. Così mi sono gettato nell’avventura e di questo sono molto felice: è forse l’esperienza più gratificante della mia vita, sia professionalmente che umanamente.

Luca  Parliamo degli effetti chiave della tua pedaliera: quali sono quelli che caratterizzano maggiormente il tuo timbro?
Finaz  In primis ovviamente il mio distorsore FAD per chitarra acustica. Ho progettato questo pedale unico al mondo insieme alla EgoSonoro. È molto divertente inserirlo, trasformare il mio strumento in un “super chitarrone” rock e vedere la faccia del pubblico incredulo. Abbiamo impiegato un bel po’ di tempo nella progettazione, ma il risultato è eccellente. Inoltre, con l’inserimento del “blender” che miscela suono acustico e distorto, le possibilità sono praticamente infinite. Nel mio metodo “L’uso degli effetti per la chitarra acustica” mostro gli esempi più significativi del suo utilizzo, ma avrei dovuto dedicare un intero trattato solo alle sue possibilità. Gli altri pedali che caratterizzano il mio sound sono l’H9 della Eventide e il TimeLine della Strymon.

Luca  Come cambia il tuo suono quando ti esibisci da solo, rispetto ai concerti con la Bandabardò?
Finaz  Cambia moltissimo. Con la Banda utilizzo chitarre Martin (di cui sono endorser) che hanno un suono di base più sbilanciato verso le medio-alte, per “bucare” di più e per farmi spazio nella mole di suono di tutta la band. Utilizzo anche un amplificatore Fender per ampliare la gamma sonora. Da solo invece, prediligo un suono più rotondo, più caldo e ben bilanciato sulle basse. Inoltre, suonare senza altri musicisti ti stimola ad utilizzare suoni molto più spregiudicati e completi. Sono due approcci differenti, totalmente differenti. Nel DVD allegato al mio libro mostro questi due aspetti, si nota molto questo cambio di sound e di approccio. Anche per me, rivedermi e riascoltarmi in due contesti così lontani è stato produttivo.

Luca  Le ultime volte che ho assistito a un tuo concerto sono state ad Alcatraz in Umbria (Estasi Musicando d’Autunno, con Mesolella e Portera) e all’AGM di Sarzana (con Gazzè e Mesolella). Ci racconti i due eventi?
Finaz  In entrambi i casi hai assistito a qualcosa nato dalla spontaneità. Niente prove, niente limiti. Ci siamo lasciati trasportare dalla musica, dall’ascolto reciproco, dalla reazione del pubblico. È quello che preferisco. Non solo: è anche la cosa che più amo negli altri musicisti. Non mi interessa sentire un brano “iperperfetto” solo perché è stato suonato e studiato per anni… per questo mi basta ascoltare un CD. L’improvvisazione, l’interplay, la creatività e la reattività di un musicista sono le caratteristiche che più mi interessano. Se poi ci aggiungi il suonare con carissimi amici che stimi e che condividono con te questa passione, è il massimo. Di ciò ringrazio l’AGM di Sarzana, che ha creduto in questa combriccola di pazzi con strumenti a corda appesi al collo e ovviamente Alcatraz, che da sempre condivide questa filosofia di vita artistica.

Luca  In quell’occasione ti ho sentito usare un delay regolato in modo molto interessante, sul quale si basava l’intero sound del brano. Ce ne parli?
Finaz  Ti riferisci a “Dancing with the echoes”, pezzo tratto dal mio disco solista “Guitar Solo”. Utilizzo un delay a pattern personalizzato. Nel mio libro c’è un’ampia parte dove spiego dettagliatamente come faccio. Il risultato sorprende sempre anche me: è come avere sotto mano un complessino new wave anni Ottanta, senza utilizzare loop o basi pre-registrate.

Luca  Un’altra tua scelta interessante è l’utilizzo di pad “strings”, molto efficaci dal vivo e di atmosfera. Ce ne parli?
Finaz  Questa ricerca sonora è la cosa che mi sta più appassionando ultimamente. Non amo usare i loop dal vivo, perché trovo che invece di aiutarmi mi limitino. Una volta che hai registrato una parte, questa rimane dinamicamente sempre uguale e se vuoi cambiare qualcosa in corsa o improvvisare un nuovo arrangiamento a metà del giro, non lo puoi fare. Quindi, per ampliare il piano sonoro della chitarra acustica mi piace studiare e mettere a punto dei suoni che diano l’impressione che un’intera band stia suonando. Interagire con queste sonorità produce sempre nuovi esiti sorprendenti. I suoni “orchestrali”, “tastieristici”, ecc. sono il frutto dello studio e delle regolazioni mescolate di tutti i miei pedali (che tra l’altro non sono nemmeno tanti). Adoro soprattutto i delay che, opportunamente regolati e utilizzati, permettono di creare l’effetto di più strumenti che suonano insieme; questa esperienza è proprio ciò che ho cercato di mettere in luce nel metodo e nei miei live. Spero di esserci riuscito.

Luca  A proposito del tuo metodo “L’uso degli effetti per la chitarra acustica”: da dove si parte per creare la propria pedaliera?
Finaz  Innanzitutto serve avere le idee chiare, ovvero sapere cosa si vuole ottenere e cercare tra i vari prodotti cosa possa fare al caso nostro. Nel testo descrivo la mia pedaliera e cerco di illustrare il più possibile anche varie alternative. In più ci sono consigli sul cablaggio, la sequenza dei pedali, l’alimentazione, il “flightcase”. Tutte cose utili che a mio avviso nelle scuole di musica non sempre vengono messe in risalto.

Luca  Utilizzi spesso timbri molto diversi da quelli di una normale chitarra. Ce ne parleresti?
Finaz  Il fatto che io produca suoni differenti rispetto al timbro classico della chitarra acustica non significa che mi sia stufato di quel suono: anzi, ho speso anni a cercare il sistema di amplificazione giusto, la chitarra con le specifiche più adatte, eccetera. Spesso, agli inizi si tende a comprare la chitarra del nostro idolo, per poi accorgersi che non è lo strumento che fa per noi (per suono, dimensioni del manico, ecc.). Conoscere le caratteristiche dei legni, come amplificare una chitarra, quale D.I. utilizzare, quale preamplificatore, i plettri, le corde velocizza la ricerca e ci soddisferà molto di più nella scelta della nostra sei corde, così come nella realizzazione di ciò che cerchiamo nella nostra musica. “Estremizzare” la chitarra, poi, è uno stimolo continuo: far suonare un’acustica come un sequencer dei Depeche Mode, come la Les Paul di Jimmy Page o come una sezione di archi è divertente e creativo… provare per credere!