Federico Poggipollini “Nero” un disco realizzato con strumenti d’epoca

— Pietro Baffa

Il quarto disco dal titolo Nero realizzato da Federico Poggipollini è un disco rock di radice blues. Ispirato dal suono di grandi e moderne band di questa epoca. Band che hanno utilizzato il blues riportandolo in chiave rock moderna. 

Siamo stati alla presentazione del disco proprio il giorno dell’uscita, alla Mondadori Megastore di Milano. Abbiamo scoperto, con grande piacere, che il pubblico è molto partecipe a questi eventi. Lo stesso Federico è rimasto soddisfatto per la calorosa e abbondante presenza. È stata una presentazione classica con una anticipazione spiegata del disco e in seguito un assaggio acustico di Federico: solo chitarra e voce per rendere il tutto più intimo e vicino al pubblico presente.

Prima della presentazione abbiamo scambiato qualche parola con Federico su questa sua nuova avventura musicale. “La produzione di questo disco è americana.” sottolinea Capitan Fede e aggiunge “È stato registrato tra Bologna e Berkeley in California. Prodotto da Michael Urbano, carissimo amico musicista e collega, batterista di Ligabue e produttore, con molte esperienze alle spalle. Lui addirittura dà lezione su come riprendere gli strumenti: è molto specializzato. Ha un suo studio e, quando sono stato a trovarlo, mi ha fatto ascoltare le sue produzioni. Mi sono letteralmente innamorato di quel suono che in Italia purtroppo non è facile da riprodurre.”

Naturalmente un conto è registrare negli studi americani con una produzione italiana, un conto è lavorare con un produttore americano, la differenza si sente. “Io non volevo un suono italiano, volevo un suono che facesse parte dei miei classici rock. Che ho ascoltato da ragazzino e che adoro ancora oggi” Ci dice Federico e aggiunge “Questo disco è una sorta di omaggio ai classici del rock, americano e inglese. Il titolo è nero anche perché c’è molta musica nera. C’è l’idea di quel groove, di quel modo di suonare. Ci sono dei brani con stile prettamente blues e altri con un groove, inteso come black stile, con un suono americano, dal funcky al soul, molto nero.”

Inoltre sottolinea Federico “Il disco è stato suonato e registrato senza click. Michael ha avuto un ruolo determinante per la riuscita di questo disco, per la scelta degli arrangiamenti e della produzione sui miei provini. Siamo sempre stati molto in sintonia su tutte le decisioni.” Per registrare Nero sono stati usati esclusivamente strumenti d’epoca, di fabbricazione italiana. Chitarre Galanti, Meazzi ed Eko, amplificatori Davoli, Steelphon e Fbt, tastiere Farfisa e Crumar, sono solo alcuni degli strumenti utilizzati e a volte cercati appositamente per questa occasione. Come precisa Federico “Sono un collezionista di strumenti vintage e ho una grande passione. Strumenti economici all’epoca, ma con una loro sonorità unica. Se li sai riprendere in una certa maniera crei un suono davvero particolare.” Paradossalmente il disco risulta essere super moderno. Il suono di ogni parte degli strumenti è stato trattato con effetti vari, prima di essere registrato.

Come ci dice Federico “Io ho cantato con una voce compressa. Con della distorsione, con riverbero, con un utilizzo degli effetti che in Italia non si usa.” Nero è quindi un disco che trova la sua sonorità nel connubio tra strumenti vintage e suono moderno. All’interno del disco sono inclusi brani i cui testi, in partenza scritti in finto inglese “per riuscire ad essere molto musicali”, come racconta il chitarrista, sono stati poi riportati in italiano seguendo la fonetica inglese. Federico ha voluto coinvolgere nella scrittura dei testi persone a lui molto care, che fanno parte della sua vita e del suo passato. Ecco quindi che la sua compagna Enrica e un amico di lunga data Marco Prati, hanno contribuito alla scrittura dei testi dell’intero album. Un album da ascoltare, una chicca per veri appassionati, dieci tracce vere tutte da godere. Nero è uscito il 26 maggio per ArtevoxMusica/BelieveDigital, anticipato dal singolo “Religione” e come sottolinea Capitan Fede “È un brano garage rock, con una sonorità decisa. Ha un testo a tratti dissacrante, ma in realtà con una forte spiritualità. Forse volevo che il mio pubblico capisse, da subito, a cosa andava incontro con il mio nuovo lavoro.” Da giugno è partito il tour, gestito da BloomOut per Rollover Production.

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