Da Robert Fripp ai FluOn

[quote_box_center]Produttore e chitarrista dei FluOn, il nuovo progetto musicale di Andy (ex Bluvertigo), Fabio ci racconta le particolari chitarre che ha registrato per l’album d’esordio “Futura Resistenza”, così come la propria formazione, che vede nel Guitar Craft (la scuola fondata da Robert Fripp) uno dei punti cardine.[/quote_box_center]
Ph Sergione Infuso

— Luca Masperone

[su_dropcap style=”flat” size=”4″]F[/su_dropcap]luOn è il nome del laboratorio e nucleo creativo di Andy, un centro dedicato alla pittura, alle idee e alla musica che incorpora nel suo nome parole come “fluorescenza” e “influenza”, che devono scorrere in tutte le direzioni mantenendo l’interruttore sempre acceso (su “on”, appunto). Ecco allora che il progetto diventa anche una band, e chi ha saputo dare una forma definita e un sound ai Fluon è stato proprio Fabio Mittino, chitarrista che ha fatto sua la filosofia del Guitar Craft di Robert Fripp, declinando se stesso in sonorità moderne e sicuramente convincenti. La realizzazione di “Futura Resistenza” è avvenuta anche grazie ai fondi raccolti tramite la piattaforma di crowdfunding Musicraiser, che ha dato ai quattro membri del gruppo (Andy – voce, sax e synth, Faber – programmazione e synth, Fabio – chitarra, Luca Urbani – voce e synth) la possibilità di instaurare un contatto ancora più diretto con i propri fan.

Luca Masperone  È appena uscito il disco “Futura Resistenza”, di cui sei produttore e chitarrista. Come nasce il progetto e come ne sei entrato a far parte?
Fabio Mittino  Il progetto Fluon nasce nel 2012. Inizialmente Andy, che collaborava già con Faber, mi propose di suonare in duo in un omaggio a David Sylvian, solo dopo si è deciso di uscire con del materiale inedito. Luca Urbani è entrato successivamente, con il brano “L’assassino è il maggiordomo”.

Luca  Nell’album, la tua chitarra produce timbri diversi e di rado suona semplicemente “come una chitarra”. Vuoi farci una panoramica di come hai ottenuto queste sonorità, scendendo anche nei dettagli della tua strumentazione?
Fabio  Generalmente utilizzo tre suoni, uno completamente pulito, con un piccolo accorgimento psicoacustico per mantenere i bassi più fermi, uno distorto con un bitcrusher, e infine per gli assoli uso un’emulazione di un Dumble Overdrive Special. Ognuno di questi suoni ha poi delle variazioni in base al brano, di solito si tratta di un delay differente. Ho abbandonato l’uso degli amplificatori “veri” da tempo: nel disco ho usato l’Axe-Fx II e una DI Avalon U5 con un Eventide per molti suoni clean. Tutte le mie chitarre sono accordate CGDAEG (dal basso verso l’alto); utilizzo i plettri di Hiroshi Iketani e i Red Bear “Crafty”, mentre come cavi ho scelto i Reference Audio. Per la registrazione ho utilizzato principalmente una chitarra PRS Prism, avuta dallo stesso Al Di Meola, una Fender Jazzmaster del ‘69 e una Gibson L-5 del 1930 che ho utilizzato per le parti di acustica nell’ultima traccia dell’album.

Luca  Come adatti la tua esecuzione in base al suono?
Fabio  Il mio principale strumento è la chitarra acustica, ma la tecnica del Guitar Craft, che utilizzo, permette di adattarsi all’elettrica senza troppe modifiche nell’impostazione. In realtà l’esecuzione non cambia molto, salvo alcune parti in cui c’è del palm muting o nelle quali devo stare particolarmente attento a delle risonanze indesiderate… ma non uso molto gain, per cui è sempre tutto abbastanza stabile e controllato.

Luca  Come sei arrivato a questo stile, quali percorsi di studio hai seguito?
Fabio  Ho incominciato a studiare chitarra intorno ai 13 anni, perché volevo suonare le canzoni di Georges Brassens. Successivamente ho preso lezioni di chitarra elettrica, appassionandomi ai Led Zeppelin e al rock progressive. Ho studiato per un po’ anche chitarra classica, poi però sono rimasto folgorato dall’ascolto del Robert Fripp String Quintet: ho deciso quindi di abbandonare tutto e di imparare questa tecnica e questo linguaggio.

Luca  Così hai frequentato la scuola Guitar Craft di Robert Fripp?
Fabio  Vi fui introdotto nel 1998 da Bert Lams. Il Guitar Craft rappresenta una parte fondamentale della mia vita. Ne faccio ormai parte da più di 15 anni, ed ultimamente mi sono riavvicinato molto alla scuola. È un modo ben organizzato per sviluppare una relazione con la chitarra, con la Musica e con se stessi.

Luca  Parlaci della particolare accordatura che utilizzi, la New Standard Tuning (CGDAEG), sviluppata da Robert Fripp negli anni ’80: quali sono i vantaggi? Influenza il tuo rapporto con gli altri musicisti?
Fabio  Utilizzo questa accordatura da più di 15 anni, e l’aspetto che prediligo è il suo suono, così maestoso e preciso. C’è una maggiore coerenza armonica, una maggiore estensione, inoltre suona particolarmente bene con altre chitarre accordate nello stesso modo. In aggiunta, “i vecchi lick non funzionano più”… questo può essere visto come uno svantaggio, ma non credo che chi adotta questa accordatura lo faccia per suonare un repertorio “tradizionale”. Gli svantaggi sono che è richiesta una maggiore estensione della mano sinistra ed è preferibile avere un set di corde ottimizzato. Non ho mai avuto particolari problemi con gli altri musicisti, neppure chitarristi, anzi, si possono ottenere combinazioni molto interessanti.

Luca  Approfondiamo la tecnica del Guitar Craft e le possibilità che offre? Cosa occorre per cominciare a praticarla, a livello di approccio mentale e di strumentazione?
Fabio  Per quanto riguarda la tecnica, considero il GC una delle scuole più complete per la chitarra a plettro, per via dell’estrema attenzione alla postura (che previene infortuni sul lungo periodo), al timbro e alla meccanica del movimento, in particolare della mano destra. Nulla è lasciato al caso, con una spiegazione logica sul motivo di alcune scelte rispetto ad altre. Ma il GC non è solo questo, come ti dicevo è un sistema per sviluppare un rapporto con la chitarra, con la Musica e con se stessi. Un corso di GC di solito dura poco più di una settimana, spesso in un monastero, perché sono le strutture più comode per questo tipo di lavoro. Il Kitchen Team, che provvede alle “faccende domestiche”, è composto dagli studenti più avanzati e con più esperienza. Tutto è correlato. Un esempio pratico: anni fa, durante un corso di circa due mesi, dovetti coordinare le pulizie dell’ala del monastero presso la quale alloggiavamo. Assegnai la pulizia della “ballroom”, una grande stanza vuota dove si provava con tutto il gruppo, ad un ragazzo argentino appena arrivato. Dopo pochi minuti, tornò da me dicendomi che aveva finito il lavoro. In effetti la stanza era stata pulita, ma negli angoli si vedeva ancora la polvere. Questo ragazzo suonava allo stesso modo: velocissimo, ma sporco nell’esecuzione. Definire un approccio mentale mi è difficile, preferisco parlare di attenzione per un lavoro cosciente e di qualità. Per quanto riguarda la strumentazione, è necessaria solo una chitarra acustica, meglio se è di tipo Ovation Super Shallow Body.

Luca  In che modo sono nati gli arrangiamenti del disco dei Fluon?
Fabio  Quasi tutte le canzoni (eccetto “Evoluzione”, “Cadere a terra” e “In verità vi dico”) sono nate dal giro di basso. In generale la mia chitarra non deve dare fastidio per quel che riguarda arrangiamento e spettro sonoro a nessun altro strumento, che sia basso, synth, batteria o voce. Un buon riferimento durante il lavoro è abbassare di molto la propria traccia nel mix… se la parte continua a sentirsi, vuol dire che si è sulla buona strada.

Luca  Quali sono gli aspetti più importanti su cui ti sei concentrato come produttore di “Futura Resistenza”?
Fabio  Ho deciso di adottare un approccio minimalistico, nelle strutture e negli arrangiamenti, slegandomi dalle sonorità anni ‘80 dei primi lavori di Andy. Ho scelto come fonico Zoran Matejevic, che grazie alla sua incredibile abilità mi ha permesso di ottenere quello che volevo: una sonorità pulita, estremamente bilanciata che suona bene dappertutto, dagli speaker del computer al grande impianto. Molta attenzione è stata data anche alla collocazione spaziale degli strumenti, che hanno un posizionamento su diversi livelli di profondità: non solo a destra e a sinistra, quindi, ma anche “avanti e indietro”.

Luca  Quali sono le tematiche di fondo dell’album?
Fabio  “Futura Resistenza” per me è la forza di un’idea, l’intero disco è nato proprio dalla realizzazione di una visione ben precisa. Per quanto riguarda le tematiche affrontate, Luca Urbani, che è l’autore di quasi tutti i testi, sarebbe la persona più indicata a rispondere, anche se come me è molto reticente nello “spiegare” un testo. Io e Luca bbiamo un gruppo, i Locale Tecnologico. L’estate scorsa abbiamo scritto circa venti canzoni, dieci delle quali sono finite in questo disco, cantate da Andy.

Luca  Il progetto Fluon è stato finanziato su Musicraiser. Come mai avete deciso di affidarvi a questo nuovo modo di concepire la creazione della musica e come è stata la risposta del pubblico?
Fabio  Se ci fossimo associati a un’etichetta discografica internazionale non avremmo probabilmente goduto di un’attenzione e di un budget adeguati, d’altra parte non volevo firmare con un’etichetta indipendente. In più desideravo mantenere la totale indipendenza che aveva già caratterizzato i Fluon nelle precedenti release e nello scorso tour. Il crowdfunding non solo ha permesso la realizzazione del disco, ma ci ha anche dato la possibilità di creare un rapporto diretto con chi ci segue, e questo credo sia qualcosa di molto bello.

Luca  Ci illustri il tuo set-up in studio e dal vivo?
Fabio  Il mio approccio si basa sul porre grande attenzione agli stadi di guadagno che possono esserci tra la sorgente, in questo caso la chitarra, e la destinazione finale, ovvero l’ingresso della scheda audio (“matching”). Usando l’Axe-Fx II ho una sola conversione A/D e tutto il “processing” viene fatto internamente alla macchina: in questo modo evito problemi di impedenze, multiconversioni A/D ed errori nella catena di guadagno, molto comuni in ambito analogico. Dal vivo uso una chitarra del liutaio Rick Toone con manico in alluminio e tastiera multiscala, e l’Axe-Fx II. In studio è lo stesso, solo che posso scegliere tra le mie altre due chitarre, la Jazzmaster e la PRS. Per quanto riguarda l’acustica, per microfonare la Gibson L-5 uso un microfono DPA 4099.

Luca  A quali altri progetti sei legato, oltre ai Fluon?
Fabio  Sono in uscita con il primo singolo dei Locale Tecnologico, il progetto mio e di Luca rbani del quale vi ho parlato prima. Poi ho un duo acustico con Bert Lams del California Guitar Trio. Per me è un grande onore suonare con lui, anche perché è stato il mio insegnante di Guitar Craft prima di Robert. A breve uscirà il nostro primo disco, dove suoneremo le nostre trascrizioni del repertorio di Gurdjieff/De Hartmann, eseguite su vecchie chitarre archtop. In particolare Bert usa una Gibson L-4 del 1936 ed io la mia L-5 del 1930… il suono è molto caratteristico, caldo ed intimo. Il disco è stato registrato tra Milano e West Palm Beach, vicino a Miami. Non vedo l’ora che sia pronto!

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