Eugenio Mori: cintura nera di batteria

Quali sono le analogie tra lo studio di uno strumento, in questo caso la batteria, e le arti marziali? La risposta la fornisce Eugenio Mori nel libro “Cintura nera di batteria. Istruzioni per l’uso”, che presenta insegnamenti e riflessioni interessanti che vanno al di là della tecnica (comunque presente nel testo), per concentrarsi sull’approccio e sull’atteggiamento mentale più adatti allo studio di entrambe le discipline.

Spiega l’autore, egli stesso artista marziale e batterista: «In realtà, più che mutuare principi da una per applicarli all’altra, ho integrato le due attività. Ogni volta che incontravo delle difficoltà da superare nello studio della batteria, trovavo il piglio e la forza nelle arti marziali e viceversa, fino a che non ho realizzato le mille analogie, testandole su di me e sui miei allievi». I punti chiave che vengono messi in evidenza nel testo di Mori sono la disciplina, fondamentale in ogni campo della vita, e la costanza nell’esercizio per impadronirsi di un movimento. «Per far sì che il gesto diventi automatico, è necessaria la ripetizione quasi ossessiva – spiega l’autore – si tratta proprio di un principio fisico, infatti anche se sono in grado di correre veloce, non per questo posso svegliarmi una mattina e gareggiare nei 100 metri. Anche il talento iniziale deve essere innaffiato quotidianamente, altrimenti rimane lì, fine a se stesso e senza margine di miglioramento». Successivamente sarà possibile smettere di concentrarsi sul particolare, raggiungendo una visione globale della musica.

«Ottenere un vasto vocabolario ci consentirà di poter esprimere ciò che abbiamo imparato in mille modi diversi. A quel punto – prosegue Mori – dimenticandoci la tecnica assimilata con disciplina, potremo dar sfogo alla nostra arte (se ne abbiamo) e suonare come detta il nostro animo. Prima però bisogna imparare tutto sulla musica e sul proprio strumento!». Man mano che Mori ha sviluppato e sperimentato in prima persona queste considerazioni, ha pensato di raccoglierle in un libro, anche se, con molta umiltà, afferma: «Come nelle arti marziali, dove quando sei cintura nera capisci di saperne meno di quando eri cintura bianca, allo stesso modo nella musica più vai avanti e più ti rendi conto che non finirai mai di imparare. Questo, invece di demoralizzarci, deve darci la forza per diventare sempre migliori e arrivare a ritagliarci un nostro spazio».

I concetti spiegati nel testo si possono applicare anche ad altri strumenti, e appartengono alla tradizione Zen e delle arti marziali, filtrata attraverso le esperienze personali dell’autore, che aggiunge: «Si può riassumere tutto con la battuta romanesca “non avere gli specchi di legno”, che significa cercare di vedere le cose sempre nella giusta prospettiva, soprattutto i propri difetti. Per poterli smussare sarà necessario un lavoro interiore che ci porterà, sia a livello artistico che interpersonale, a diventare degli esseri umani migliori. I risultati, non lo scopro certo io, si ottengono solo con il duro lavoro. Non esiste nulla di facile!

A differenza di quello che ultimamente è il messaggio che passa dalla TV e dai social, uno non diventa esperto di qualcosa per caso o per fortuna. Applicare questi concetti è un impegno quotidiano, come fa Santiago ne Il vecchio e il mare».

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