Erica Boschiero racconta storie e lo fa da quando aveva vent’anni. Il suo primo approccio con la musica è arrivato grazie allo studio del pianoforte al quale ben presto è subentrata la chitarra: “Potevo portarla con me, renderla testimone delle mie giornate e, se ci si pensa bene, la chitarra è uno strumento da abbracciare. Non c’è separazione, la vibrazione si trasferisce direttamente dal legno alle viscere e questo per me, sia per quanto riguarda la composizione che l’esperienza live, ha fatto la differenza.”

— Francesca Gaudenzi

PH Giovanni Pitscheider
PH Giovanni Pitscheider
[su_dropcap style=”flat” size=”4″]C[/su_dropcap]resciuta con la musica dei cantautori, da Bob Dylan a Joan Baez, da Fabrizio De André a Joni Mitchell, ha avuto modo negli anni di arricchire il suo curriculum non solo grazie alle esperienze artistiche, ma anche a quelle umane. Nel 2006 ha lasciato l’Italia per l’Ecuador in cui è rimasta sei mesi lavorando con le ragazze di strada e in quell’occasione saper suonare e cantare si è rivelato una risorsa utile. Sono state proprio le persone conosciute in Ecuador a spronare Erica perché facesse della musica un mestiere.

Per quanto riguarda la scelta dei temi trattati nelle sue canzoni è facile intuire quanto le esperienze di vita e le persone incontrate negli anni abbiano influito: “Il mio primo maestro alle scuole elementari, Mario Zandegiacomo Seidelucio, era un poeta ed è stato il primo a insegnarmi a osservare le piccole cose e la magia racchiusa in esse. Le sue poesie parlavano di farfalle, piume, scarpe vecchie, segni di matita. Oggetti e attimi appartengono all’esperienza di ognuno di noi e, nel vorticare caotico di eventi e relazioni in cui siamo immersi, possono diventare una bussola a cui aggrapparsi per leggere la realtà. Sono convinta che dietro ogni piccola cosa si nasconda una storia.” Sono storie, quelle di Erica, che non trovano nella musica l’unico mezzo per essere condivise; ogni progetto che la riguarda sembra essere ammantato di magia e surrealismo, come lo spettacolo dal titolo Ballate di China, realizzato insieme al fumettista friulano Paolo Cossi, che da quattro anni portano in giro insieme. Si tratta di una performance durante la quale Erica suona i suoi brani e Paolo li rappresenta graficamente, mentre una telecamera riprende il disegno in divenire e l’immagine viene proiettata su uno schermo gigante alle loro spalle: “È uno spettacolo affascinante, un continuo rincorrersi tra lui e me. La musica, nel momento in cui smetto di suonare, cessa di esistere, se non nelle risonanze emotive di chi ascolta, ma attraverso i disegni di Paolo è come se le canzoni di cristallizzassero.”

Contemporaneamente alla sua produzione e allo spettacolo Ballate di China, Erica porta avanti un progetto di grande interesse pedagogico e culturale che prevede la diffusione della canzone d’autore come esperienza letteraria, per mezzo di laboratori organizzati nelle scuole: “È un lavoro estremamente stimolante. Con i bambini e i ragazzi analizziamo la canzone come forma letteraria, mezzo di comunicazione e strumento di espressione. È una bella possibilità di scavare nell’emotività di ciascuno di noi, perché ciò che proviamo può essere trasformato e utilizzato per lasciare la nostra impronta nel tempo e nello spazio.”

Caravanbolero ha visto la partecipazione di Edu Hebling che ha prodotto e arrangiato il disco, Eric Cisbani alla batteria e Daniele Santimone alla chitarra elettrica, mentre tra gli ospiti ci sono Fausto Mesolella, Debora Petrina, Enrico Farnedi, Mauro Beggio e Simone Chivilò. Le tematiche scelte da Erica per la stesura dei testi e l’arrangiamento delle canzoni non si limitano ad abbracciare l’universo del quotidiano ma vanno oltre, scavano nel passato e nelle tradizioni. Gane, Agane, Longane e Fada, due dei brani contenuti nell’album, sono scritti in dialetto bellunese, una scelta che denota coraggio e desta ammirazione per la chiara volontà di preservare un patrimonio culturale che con gli anni rischia di perdersi e che coinvolge anche il mondo delle leggende popolari.

Gane, Agane, Longane parla delle Anguane, creature magiche che secondo la leggenda abitano caverne, paludi, laghi e corsi d’acqua delle pianure venete, mentre Fada narra la storia del fantasma di una donna morta di parto che durante le notti di luna piena torna lungo i corsi d’acqua a cercare il suo bambino: “Le canzoni in dialetto bellunese sono tratte da poesie di Gianluigi Secco.

Mettere in musica parole dialettali mi riporta a casa, perché dentro a quelle parole ritrovo la vita dei miei genitori, dei miei nonni, di ciò che eravamo e non saremo più. Con l’arrangiatore Edu Hebling abbiamo giocato a immergere parole antiche in sonorità contemporanee, affiancando la mia chitarra acustica alla presenza della chitarra elettrica e a suoni giocattolo, elementi orchestrali utilizzati in maniera atipica. La volontà è quella di suggerire che la nostra essenza e le esperienze fondanti del nostro essere umani, rimangono immutate, nonostante la realtà intorno cambi e in più il suono del dialetto, ricco di parole tronche, apre strade compositive sempre diverse e sorprendenti.

Per quanto riguarda le leggende, la volontà è divulgativa, perché figure come quelle narrate sono servite per secoli a orientare la vita delle persone e oggi rischiano di essere dimenticate. Dietro a ogni leggenda si nasconde una parte di verità, la volontà di trovare risposte a ciò che non riusciamo a comprendere razionalmente. In qualche modo anche questo, così come l’uso del dialetto e il parlare delle piccole cose, può diventare una bussola per orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo.”

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