Non solo batteristi, soprattutto musicisti

[quote_box_center]Torino, 1985. È un’afosa giornata di luglio ed Elisa ha solo nove anni. Sugli schermi di tutto il mondo vengono trasmesse le immagini del Live Aid in diretta dal “vecchio” Wembley Stadium di Londra, quando i Queen fanno il loro ingresso sul palco. Bastano le prime note di Radio GaGa perché la bambina capisca che la direzione che prenderà il suo percorso può essere soltanto una. Dopo un primo approccio con lo studio del pianoforte, subito sconsigliato dall’insegnante a causa della sua abitudine di “percuotere i tasti in maniera selvaggia”, il passo che la porta ad afferrare un paio di bacchette, è breve. [/quote_box_center]

— Francesca Gaudenzi

Ph Cesare Pilotti
Ph Cesare Pilotti
[su_dropcap style=”flat” size=”4″]E[/su_dropcap]lisa non ha mai amato definirsi una batterista e a chiunque le abbia chiesto di cosa si occupasse, ha sempre risposto di essere una musicista, definizione nata da una concezione polivalente della musica che racchiude in sé composizione, insegnamento e organizzazione di eventi. A lei si deve l’esistenza del Drum Ladies Fest, evento fondato con lo scopo di dare spazio sia a batteriste professioniste che a giovani emergenti: “Il Drum Ladies Fest è il primo evento italiano di questo genere ed è qualcosa di cui vado molto fiera, vuoi per la sua unicità, vuoi per aver avuto la possibilità di lavorare con grandi ospiti internazionali, come Vera Figueiredo ed Emmanuelle Caplette, nonché bravissime colleghe italiane tra le quali ricordo Paola Caridi, Giulia Lazzarino, Barbara D’Alessio, Elena Frezet, Vittoria Burattini, Cristina Atzori, Aika Ceccarelli e Fiamma Cardani.

Dare spazio alla professionalità di queste ragazze, è qualcosa che considero una sorta di missione, soprattutto per sostenere l’idea della musica come ciò che realmente è, ossia una professione in piena regola.” A differenza di molti paesi stranieri, in cui i musicisti e gli artisti in generale sono tutelati come qualunque altro lavoratore, in Italia il concetto della musica come lavoro fatica a prendere piede, nella mentalità comune, e la professionalità di persone come Elisa, proprio per il numero di ambiti che ricopre, contribuisce a colmare certe lacune. La composizione, l’insegnamento e l’esibizione dal vivo sono solo tre delle ulteriori attività di questa ragazza. Oltre ad avere all’attivo collaborazioni con artisti internazionali come Jennifer Batten, chitarrista di Micheal Jackson che accompagna attualmente in tournée insieme alla sua band Missbit, Elisa è stata supporter di molti artisti tra cui ricordiamo Vasco Rossi, Giorgia, i Nomadi, Max Gazzè e Carmen Consoli, ha lavorato come turnista live e in studio e compone colonne sonore per film, musical e pieces teatrali.

Oltre a questo si dedica all’insegnamento presso diverse scuole come la Drum Club e la Muddy Waters Music & Theatre School di Genova, per la quale ricopre anche il ruolo di direttrice didattica: “Sono dieci anni che dedico il mio tempo all’educazione musicale dei giovani, ma non mi limito all’insegnamento della batteria. Sono convinta che in giro ci siano fin troppi bravi batteristi ai quali manca la completezza e la capacità di comporre. Ciò che tento di insegnare ai miei ragazzi è l’abitudine di vivere la musica come un momento di condivisione e non come un mezzo per essere al centro dell’attenzione e nutrire il proprio ego. Tutti possono suonare, ma è necessario chiedersi se si ha veramente qualcosa da dire al pubblico, parlare solo a se stessi sarebbe inutile.”

Un altro degli argomenti cari alla nostra protagonista è quello, già ampiamente discusso, delle band femminili; la maggior parte delle musiciste italiane è convinta che il motivo per cui questo genere di formazione non riesce a trovare spazio, siano le case discografiche. C’è alla base un substrato di immotivata perplessità sull’eventuale successo di una formazione che verta al femminile, paradosso vero e proprio se si pensa al numero crescente di musiciste dotate nel nostro paese: “Anni fa mi è capitato di scambiare due chiacchiere con Mara Maionchi, la quale molto candidamente mi spiegò che le band femminili non possono vendere in questo paese a meno che non siano un prodotto pensato per gli uomini. Personalmente aspetto da sempre il momento in cui venga fuori e con successo, una band italiana tutta al femminile, spero sia solo questione di tempo, anche perché sfido chiunque ad ascoltare una canzone e a capire se dietro agli strumenti ci sia un uomo oppure una donna.”

Ad ogni modo Elisa sembra aver ormai trovato il suo posto in questo complicato e affascinante universo e ad avvalorare il suo percorso resta il fatto che tutto ciò che ha conquistato è frutto di anni di studio e di fatica, in poche parole ciò che ha creato, lo ha creato da sola: “La fortuna conta in questo mestiere, è chiaro e contano anche i contatti. Ma voglio credere che lavorare sodo e con dei bravi insegnanti sia alla base di tutto. Attualmente mi sto dedicando alla produzione di band emergenti, in particolare dei Mad System, formazione composta da alcuni dei migliori allievi della Muddy Waters Music School, che all’attivo ha già un album, Out Of Control. Credo che avere qualcuno che abbia fiducia in te al punto di scommettere sulla tua riuscita sia un altro elemento fondamentale, per questo cerco di stimolare il più possibile i miei allievi allo studio, ma anche a condividere le proprie esperienze con i colleghi. Andare a sentire un musicista famoso è indubbiamente un’esperienza bella e utile, ma io suggerisco comunque l’ascolto di band non ancora conosciute perché c’è sempre da imparare e il vantaggio che ti offre chi è all’inizio del percorso, è quello dello scambio e della socializzazione, perché ripeto, ci sono tanti mezzi per comunicare con gli altri, ma sono convinta che la musica sia tutt’ora uno dei più efficaci, se si è capaci di viverla a trecentosessanta gradi.”

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