Tra l’Europa del metal e La lunga notte della batteria

[quote_box_center]Quando ha espresso il desiderio di prendere in mano un paio di bacchette e sedersi di fronte a una batteria, Elisa aveva solo sei anni e l’emozione provata allora è la stessa che ancora oggi  la conquista durante ogni live, ogni prova, ogni registrazione. “Un’onda sonora che fa rimbombare la gabbia toracica. La voglia di creare musica da uno strumento che non ha note come gli altri e che per questo motivo è visto dalla maggior parte della gente come una sorta di sfogo, non come un mezzo creativo, Melodico.”[/quote_box_center]

— Francesca Gaudenzi

ElisaMontin[su_dropcap style=”flat” size=”4″]L[/su_dropcap]a carriera di Elisa comincia ufficialmente al compimento dei suoi quindici anni, quando entra a far parte della tribute band Fronte Litfiba per passare dopo tre anni agli Ubermensch, tribute band dei Rammstein e gli Orion, tributo ufficiale ai Metallica in Italia. Nel 2010 comincia a suonare con i Livyatan, con cui ha inciso l’album Depths of Phlegethon i cui brani presentano sonorità di grandissimo impatto. Il gruppo prosegue negli anni il suo percorso attraverso una serie di concerti live nell’ambito di manifestazioni internazionali, arrivando, nel 2013, al secondo posto come migliore band metal italiana durante il contest europeo Wacken Metal Battle.
Una delle più grandi conferme arriva nel febbraio 2014: in occasione della manifestazione La Lunga Notte della Batteria, evento che da anni viene organizzato in memoria di Enrico Lucchini e che vede alternarsi sul palco i maggiori esponenti della batteria tra Italia ed estero, Sergio Pescara le ha chiesto di dividere la scena con lui, nell’esecuzione di un brano dei Groovydo – formazione composta dallo stesso Sergio e dal bassista Gianni Cicogna – concepito per essere suonato da due batterie che eseguono parti diverse con lo stesso ritmo: “A tredici anni ho frequentato la masterclass tenuta da Sergio Pescara, quindi non è facile descrivere quanto sia stata potente l’emozione di ritrovarmi su quel palco accanto a lui. Non posso dimenticare la sensazione che ho provato quando il sipario stava per aprirsi, sentivo le gambe tremare e non perché non avessi esperienza live, visto che suono di fronte al pubblico da quando ho quindici anni, ma quella sera è stato diverso. Mi trovano in un teatro al fianco di alcuni tra i mostri sacri della musica italiana.”

Per chi ha avuto la possibilità di assistere all’esibizione, l’impatto è stato forte. Elisa sul palco dimostra ogni volta di possedere una grinta da fuoriclasse e una disinvoltura sorprendente. Del resto grinta ed energia sono parole chiave per chi decide di puntare su un genere forte come può essere il metal. Questa scelta potrebbe essere giudicata un atto di coraggio, perché non sono molte le musiciste, specialmente nel nostro paese, che riescono a ottenere la possibilità di mettere in pratica le capacità acquisite dopo anni di studio e perfezionamento intorno a sonorità così forti e particolari: “Non mi è mai capitato di veder svalutato il mio lavoro e il modo che ho di fare musica in generale perché sono una donna, ma la frase ‘non ci sono molte batteriste che suonano metal’ l’ho sentita spesso. La verità è che non voglio arrendermi all’idea che ci siano generi musicali forgiati apposta per gli uomini e inadatti alle donne. Per me la distinzione tra mercato musicale maschile e femminile non esiste e non credo nell’idea di voler creare una differenziazione tra i gruppi. Non è questione di scegliere tra un gusto e l’altro, il mercato dovrebbe puntare sul miglior prodotto in circolazione. Se si parla di band esclusivamente femminili l’ideale sarebbe raggiungere la combinazione perfetta tra personalità, grinta, tecnica e immagine, ma finora, almeno per quanto riguarda l’ambito del metal, non mi viene in mente un esempio da riportare, a meno che non si parli di gruppi come le Hole o le Crucified Barbara. E poi per me non esistono musicisti uomini e donne. Un gruppo non funziona quando si identifica in un genere sessuale, ma quando unisce persone che insieme sappiano trarre il meglio l’una dall’altra, che insieme sappiano fare musica che spacchi davvero!”

[pull_quote_right]“Credo che la musica in Italia venga svalutata di continuo. L’unico genere che riesce a emergere è il pop, forse a causa della pigrizia di un pubblico che si accontenta di ciò che gli viene servito”[/pull_quote_right]

Oltre a possedere grinta, talento e la possibilità di crescere sempre più come batterista, data la sua giovane età, Elisa ha le idee molto chiare per quanto riguarda la situazione musicale nel nostro paese. Abbiamo parlato spesso della difficoltà che incontrano certi generi a fare presa sul grande pubblico, difficoltà che nasce dalle mode e dalle leggi dettate dal mercato musicale: “Credo che la musica in Italia venga svalutata di continuo. L’unico genere che riesce a emergere è il pop, forse a causa della pigrizia di un pubblico che si accontenta di ciò che gli viene servito e non si preoccupa di approfondire, di cercare delle alternative che siano valide e facciano crescere la passione. Mi sconvolge notare soprattutto come il gusto personale insegua i dettami di ciò che viene imposto dalla radio o dalla tv quando oggi, grazie a internet e ai canali musicali, abbiamo il mondo a portata di mano; invece ci si accontenta della prima novità che viene lanciata idolatrando fenomeni che spesso hanno vita breve, perché è ciò che viene detto di fare, ciò che viene detto di ascoltare e perché i grandi media non offrono altro. Una cosa che mi consola è constatare che al contrario l’insegnamento si evolve e il livello tecnico si alza di anno in anno. Le scuole di musica sono sempre più numerose e gli insegnanti preparati. Il problema è ciò che viene dopo. Ai ragazzi bisogna insegnare ad avere coraggio, a creare un proprio stile e avere la coerenza di concentrarsi su di esso senza inseguire le leggi del mercato.”
Oltre a Fronte Litfiba, Ubermensch, Orion, la formazione dei Livyatan e un crescente numero di collaborazioni, Elisa continua a portare avanti numerosi progetti che la stanno mettendo a contatto con situazioni differenti e stimolanti: “Un sogno su tutti sarebbe poter suonare con gli Psyclon Nine, una band che secondo me è riuscita a creare un perfetto connubio tra metal industrial e EBM – electronic body music – generi che seguo e ascolto moltissimo. Il motivo per cui mi piacerebbe un giorno poter suonare con loro è per il carisma e la potenza che sprigionano durante ogni live. È difficile assistere a un loro concerto e non rimanerne colpiti. Quello che voglio è suonare con persone che siano realmente coinvolte in ciò che fanno e ‘vivono davvero quello che suonano’.”

Da alcuni mesi Elisa fa parte del progetto WormZ, un progetto nato nel 2009 per volontà di Riko, cantante, compositore e produttore musicale: “Si tratta di un progetto europeo di matrice cyberpunk, un crossover di diverse sfumature della scena metropolitana elettronica. Il primo concerto ufficiale della formazione che mi ha vista presente insieme a Riko, Drago e Frost, si è tenuto a Monaco, nell’ambito del Dark Munich Fest e a fare da headliner c’erano proprio gli Psyclon Nine! Devo ammettere che suonare all’estero è stato diverso rispetto al suonare in Italia nell’ambito di manifestazioni simili come il God of Metal, forse per l’entusiasmo del pubblico, per una mentalità che da noi non è ancora diffusa circa l’apertura verso determinati generi. In ogni caso ha rappresentato una grande opportunità e quello che spero è di avere la possibilità in futuro di essere chiamata da band sempre più importanti e che le formazioni con cui attualmente suono continuino a crescere di livello, come del resto già succede.”

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