Oltre la chitarra elettrica

[quote_box_center]“Recentemente mi divido tra l’Italia e la California. In America è pieno di persone creative e con tanta voglia di fare, non che in Italia non ce ne siano, anzi! Diciamo solo che è facile perdere gli stimoli nel nostro paese, dove la creatività è vista come qualcosa di strano”. Così racconta Daniele Gottardo, chitarrista-compositore tra i più giovani e preparati d’Europa, che negli anni ha sviluppato lo studio del proprio strumento portandolo ai massimi livelli di tecnica e che, oggi, prosegue il suo percorso impadronendosi dei segreti dei grandi compositori della musica classica. Lo incontriamo per farci raccontare la genesi di “Non Temperato”.[/quote_box_center]

— Luca Masperone

Luca Masperone Come nascono le dieci composizioni presenti in questo tuo secondo album, progetto molto interessante e ambizioso?
Daniele Gottardo Da sempre sono interessato alla musica e all’armonia classica, coltivandone lo studio parallelamente a quello della chitarra elettrica. Il mio primo disco “Frenzy of Ecstasy” era essenzialmente un lavoro rock, anche se non mancavano forti richiami all’armonia classico-romantica. Al tempo non avevo i mezzi tecnici per sviluppare un album come “Non Temperato”, anche se l’intento è sempre stato quello… quindi mi sono messo sotto a studiare!

Luca Immagino non sia stato semplice. Come hai imparato ad arrangiare per orchestra? A una domanda simile, se non sbaglio, Frank Zappa aveva risposto: “Studiando e leggendo libri!”.
Daniele Alla risposta di Zappa aggiungerei: “leggendo le partiture!”. Sì, è stato senz’altro un lavoro complesso, anche perché ho fatto tutto da solo. Negli ultimi anni mi sono dedicato molto alla lettura e allo studio delle partiture orchestrali, penso sia il modo migliore per imparare questo genere di cose. I libri vanno bene, soprattutto all’inizio per avere un’infarinatura e qualche base analitica, poi però bisogna andare alla radice e vedere come i musicisti usano le note e gli danno un senso. Se vuoi imparare a suonare blues, per esempio, è evidente che non basta studiare qualche lick e qualche video didattico… bisogna andare ad analizzare il repertorio, inizialmente prendendo e copiando dai maestri. Anche Stravinskij ha fatto così!

Luca Ci parli degli strumenti presenti nel disco? Hai utilizzato anche virtual instruments?
Daniele Troviamo un quartetto d’archi (gli Archimia), mentre la sezione dei legni comprende flauto, oboe, clarinetto, fagotto e in alcuni pezzi anche corno inglese e controfagotto. Della sezione degli ottoni ho registrato solo il corno francese, in più in alcune tracce è presente il pianoforte, così come la voce di soprano della cantante Kirsten Menn. Miscelati a questi sono presenti anche virtual instruments, tipicamente a sostegno degli archi per ottenere più massa sonora. Spesso il quartetto ha doppiato le parti con un diverso tipo di attacco quindi, insieme ai campioni, ho praticamente “triplicato” gli archi per ottenere un effetto sinfonico. Altri strumenti virtuali di secondaria importanza sono: celesta, trombone tenore e trombone basso, arpa, timpani, contrabbasso, tuba. La sezione rock comprende il sottoscritto alla chitarra elettrica (da 6 e da 7 corde), il mio batterista di fiducia Ricky Quagliato e Alessandro Zaia al basso elettrico. Ho diretto personalmente tutte le sessioni di registrazione, cercando di spiegare al meglio come interpretare le parti. I musicisti hanno utilizzato il click in cuffia, che non era sempre in griglia per ottenere un respiro più naturale.

Luca In che modo hai messo insieme le tue influenze in questo lavoro?
Daniele Ho cercato di eliminare completamente quelle fusion e jazzistiche, perché sarebbero state fuori luogo. Recentemente ho ascoltato del crossover tra jazz e classica particolarmente riuscito, ma non era quella la mia idea. Quindi ho evitato di utilizzare armonie e sound tipici della fusion e ho lavorato in maniera più contrappuntistica. Ho cercato di essere coerente con il linguaggio armonico in tutto lo sviluppo del disco per dare un sound caratteristico e unitario, creando un legame tra un brano e l’altro.

Luca La chitarra risulta perfettamente amalgamata con il resto degli strumenti. Come hai agito, sia a livello di suono che di esecuzione, per ottenere questo risultato?
Daniele Dal punto di vista pratico, il mio intento è sempre stato quello di trovare un bilanciamento tra il timbro della chitarra e il timbro degli strumenti classici. Ho speso almeno un paio di anni in tentativi, spesso riarrangiando i brani per trovare un impasto coerente, non è stato per niente facile, non avendo avuto dei riferimenti musicali validi a tal proposito. Una cosa che mi ha aiutato è stata quella di ascoltare i suoni degli strumenti classici in fase di registrazione, mi hanno ispirato molto dal punto di vista dell’approccio al suono. Così ho ridotto notevolmente il vibrato, anche utilizzando il suono distorto. Importante è stato anche registrare la chitarra come ultimo strumento, a disco praticamente missato, in modo da seguire le dinamiche e le intenzioni degli altri musicisti, cercando di amalgamarmi al meglio nel mondo sonoro. L’amplificatore e la chitarra svolgono un ruolo del tutto secondario per me, la cosa importante è sviluppare un concetto musicale. Il missaggio invece è stato molto veloce, principalmente perché ho cercato di curare il più possibile gli arrangiamenti a monte. Se la scrittura è chiara e gli strumenti non si scontrano tra di loro, il missaggio sarà più facile e naturale. Pensa a un’esecuzione dal vivo di un’orchestra sinfonica: non c’è Pro Tools che aiuta a far uscire le parti importanti! Alla fine è tutta questione di come posizionare gli intervalli. La pre-produzione è davvero una parte fondamentale in questo.

Luca Quali sono state le altre difficoltà nel mettere insieme i due mondi sonori, rock e classico?
Daniele Ad esempio missare la batteria (quando presente, suonata in maniera moderna e spesso aggressiva) e il basso elettrico. Se utilizzi gli archi come un pad il problema più di tanto non si pone, se invece hai archi e legni che suonano melodie differenti in relazione tra loro e vuoi fare sentire chiaramente la cosa mentre la batteria sta “spingendo”, è tutta un’altra storia. Ho lavorato tanto per trovare un equilibrio sotto ogni aspetto. Spesso ho usato delle combinazioni timbriche mai utilizzate, come il controfagotto insieme alla chitarra distorta a sette corde, due timbri che si amalgamano alla perfezione nel loro registro grave, creando un ponte tra i due mondi sonori.

Luca I brani sono nati di pari passo con l’arrangiamento o li hai scritti prima su chitarra e poi arrangiati per orchestra?
Daniele In “Non Temperato” la chitarra supera il concetto di arrangiamento rock e si alterna in momenti solistici di primo piano e in momenti di secondo piano (ad esempio mentre suona una melodia insieme al fagotto contro il tema del violino su “The Little Match Girl”). Si muove anche in terzo piano (quando archi o legni espongono il tema e la chitarra si riduce a giochi di colore, come su “Gingerbread House” o “Daydream”); alcune volte doppia altri strumenti melodici come su “Fugue” e su “La Terza Età”. Spesso le idee iniziali nascono sullo strumento in forma di semplici “bozze” musicali, altre volte su carta dopo aver elaborato qualche concetto stimolante. In un secondo momento, passo al computer e inizio la pre-produzione utilizzando virtual instruments. Da lì in poi lavoro principalmente su di esso, curando la scelta degli strumenti e sviluppando direttamente l’arrangiamento. Non mi capita mai di comporre interamente un brano e poi di arrangiarlo, per me si tratta di un unico processo, soprattutto quando ci sono molti strumenti che interagiscono tra di loro: il timbro e gli accoppiamenti giocano un ruolo essenziale per dare forma all’idea musicale!

Luca Vuoi scendere maggiormente in profondità nelle idee compositive, analizzando qualcuna delle parti?
Daniele A livello armonico, uno dei miei brani preferiti è “Gingerbread House”. Si tratta di un pezzo basato interamente sulle armonie simmetriche di derivazione post-tonale. Mi sono divertito ad usare sistemi octatonici, esatonali e aumentati nello stile russo dei primi del Novecento. Ricordo di aver consultato alcune partiture di Stravinskij per far interagire le armonie esatonali con quelle octatoniche. Ho poi sviluppato lo stesso approccio con le armonie derivate dal sistema esatonico aumentato.

Luca Queste sonorità si utilizzano anche nel jazz, ma in modo del tutto diverso, giusto?
Daniele Esatto! La differenza sostanziale sta nelle funzioni attribuite a questo tipo di armonie: nel jazz vengono usate quasi esclusivamente come elementi dissonanti di tensione in funzione di dominante, nella classica anche in maniera opposta, come centro tonale stabile, in funzione di tonica.

Luca Quali compositori ti hanno ispirato maggiormente e quali chitarristi hanno avuto una maggiore influenza sulla tua formazione?
Daniele Sicuramente la mia ossessione per i compositori russi si può ben notare in “Non Temperato”! Comporre musica intorno a temi fiabeschi era tipico tra di loro e anche questo mi ha ispirato nel concepire l’idea del disco. Posso citare Rimskij-Korsakov tra le mie influenze principali e alcuni dei suoi allievi, come Anatolij Ljadov, Igor Stravinskij, Ippolitov-Ivanov, insieme ad altri compositori dello stesso periodo come Tcherepnin e Borodin. Altre influenze sono Arcangelo Corelli, compositore dalle armonie perfette, e il barocco italiano. Nella musica contemporanea, quelli che mi ispirano di più sono gli italianissimi Alessandro Cusatelli, Andrea Portera e Giorgio Pacchioni. Riguardo all’approccio chitarristico, in questo album non sono stato influenzato da nessuno, mentre, se parliamo in generale, Ace Frehley ha fatto accendere in me la passione per lo strumento. Oggi ascolto volentieri chitarristi jazz come Jonathan Kreisberg, Kurt Rosenwinkel, Mike Moreno e i più “anziani” Jimmy Raney e Barney Kessel.

Luca Come è stato accolto il lavoro? Ti ha portato nuovi fan, oppure il crossover tra due generi è meno semplice da veicolare?
Daniele Non penso sia difficile da capire, infatti molti nuovi estimatori non sono musicisti e questo mi fa molto piacere, dato che non voglio restare legato a vita alla chitarra. Spesso i chitarristi vogliono vedere le dita correre veloci e non sono interessati ai concetti e alle idee musicali. Molti altri si interessano a dettagli superficiali come i pedali e le chitarre, non sono in molti quelli che ascoltano, purtroppo! Il mio amico Steve Vai ha “Non Temperato” nel suo iPhone e mi diceva che è uno dei pochi album di chitarra moderna che ascolta.

Luca Sei anche docente: come si è evoluto nel tempo il tuo metodo didattico?
Daniele È in continua evoluzione, anche perché studio quasi tutti i giorni! Amo studiare più di quanto mi piaccia fare concerti, quindi per me è un divertimento. Con i miei allievi lavoro principalmente sulla creatività e sullo sviluppo di un metodo solido: niente lick! Utilizzo molte delle tecniche base di contrappunto sviluppate pienamente nella musica classica, ma applicate all’improvvisazione moderna. Concetti che dovrebbero conoscere tutti i musicisti, invece nel mondo della chitarra si pensa ancora troppo alle scale, che a mio avviso sono un risultato e non un presupposto. Recentemente sto insegnando molto online e ho allievi da diverse parti del mondo. Oltre a quelle di strumento, offro anche lezioni di armonia e composizione chitarristica. Nel mio sito www.officialdanielegottardo.com/guitar-system/ potete trovare diverse informazioni sui miei corsi!

Luca Ci racconti qualcuna delle tue esperienze all’estero? Ho visto che hai avuto modo di incontrare Jason Becker: vuoi parlarcene?
Daniele Jason è un amico e quando posso vado a trovarlo a casa. Lo considero un chitarrista importante, soprattutto per lo sviluppo che ha apportato alla tecnica del nostro strumento: da questo punto di vista gli devo molto. Ha una personalità forte e la prima cosa che fa è metterti di buon umore. Anche i suoi genitori, Gary e Pat, sono persone davvero simpatiche e in gamba. Quando vado a trovarlo suono sempre un po’ di brani per lui e mi diverto a provare le sue chitarre, sulle quali si può letteralmente volare! Altra cosa divertente negli States è stata fare lezione a Eric Melvin, chitarrista dei NOFX, davvero simpaticissimo. A San Francisco sto lavorando alla produzione del nuovo album della chitarrista Gretchen Menn, si tratta di un progetto complesso e per molti versi simile al mio ultimo disco. Prevede l’utilizzo di un quartetto d’archi che abbiamo registrato in Italia. Glauco Bertagnin al primo violino è un musicista di prim’ordine dallo squisito tocco barocco! La produzione sarà completata entro l’anno, se tutto va bene!

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