Daniele Ferretti – Scrivere per il cinema

Daniele Ferretti
PH Matteo Esposito

Nonostante il background prettamente classico, ha sempre seguito la cosiddetta musica “leggera” con interesse. Organista e direttore d’orchestra, Daniele Ferretti si è poi appassionato alla musica applicata, che gli ha permesso di stimolare la sua fantasia arricchendo di nuova linfa e sfumature efficaci le immagini scaturite da cinema e teatro.

Correva l’anno 2012: il film “Zoè” di Giuseppe Varlotta vince il primo premio al Busseto Music Film Festival per la migliore colonna sonora, scritta, orchestrata e diretta da Daniele Ferretti, organista dalla lunga storia nel campo della musica applicata. Luglio 2015: viene comunicata l’uscita del CD “Zoè”, colonna sonora dell’omonimo film. A distanza di un anno, incontriamo l’autore per farci raccontare i dettagli del suo lavoro, ascoltare storie di cinema e teatro e parlare dell’organo e del suo repertorio.

Come si è svolta la scrittura delle musiche del film “Zoè”? Più in generale, esiste una routine di lavoro quando ci si occupa di una colonna sonora?
Giuseppe Varlotta, il regista, quando mi ha commissionato l’opera mi ha fatto avere un premontato del film e su quello ho iniziato la stesura della musica. Penso che non esista una routine uguale per tutti. So che alcuni musicisti cominciano a scrivere musica già leggendo la sceneggiatura, ma io preferisco avere in mano il film anche in versione non definitiva.

So che, quando hai avuto modo di vedere il montaggio di “Zoè” senza il commento musicale, hai dato un foglio al regista con oltre 100 domande, per comprendere al meglio la storia. Quanto è importante capire ogni singola sfumatura dei personaggi e approfondire il senso della trama, per scrivere una musica che davvero la rappresenti?
Per me è fondamentale. Quando scrivo musica al servizio di un testo teatrale o di un film, devo conoscere ogni singola sfumatura di ciò che accade, quindi, ogni volta che ho un dubbio o non mi è chiaro qualcosa, mi annoto tutto su un foglio per una discussione con il regista.

Quali sono le differenze quando si scrive musica per il cinema o per il teatro, rispetto a quando lo si fa per un disco o per un’esecuzione dal vivo?
Per me, la differenza maggiore è se si lavora a musica applicata o a musica assoluta fine a se stessa. Nel primo caso, bisogna sempre confrontarsi con il lavoro di un’altra persona, che ti invia la sceneggiatura di un film o di uno spettacolo teatrale, o che può essere un cantautore che ti chiede di arrangiare una canzone che non è tua. Nel secondo caso, la tua creatività è libera da ogni vincolo: solo tu porti avanti il discorso musicale e non hai il bisogno (né la necessità) di confrontarti con nessuno.

Quanto tempo ha richiesto la stesura delle musiche di “Zoè”?
Il regista non mi ha mai messo fretta per quanto riguarda la consegna della musica. Ho realizzato il lavoro in qualche mese, anche perché lui voleva sempre ascoltare una realizzazione virtuale, già sincronizzata, di tutti gli inserti musicali che componevo. Questo, naturalmente, portava via tempo prezioso alla realizzazione della partitura a computer. Lavoravo con due programmi in parallelo: Logic Pro per il demo di ascolto e Finale per la realizzazione della partitura. Nella stesura iniziale della musica, a parte qualche rara eccezione, preferisco orchestrare al computer e usare carta, matita e gomma per annotare i vari elementi musicali che mi serviranno poi per creare il lavoro finito. Mi piace la facilità con cui il computer crea sempre una pagina pulita e ordinata del lavoro anche dopo molte correzioni.

La tua colonna sonora ha vinto il Cigno d’Oro al Busseto Music Film Festival del 2012. Come mai l’album viene pubblicato solo adesso, a circa tre anni di distanza dal premio e a sette dal film (2008)?
Il premio è stato un momento importante, ma non ha relazione con l’uscita discografica della colonna sonora. Ho semplicemente pensato che, a questo punto, il film aveva fatto il suo corso, in molti festival in giro per il mondo, ottenendo sempre consensi lusinghieri. Quindi, di comune accordo con il regista, ho ritenuto che anche la mia musica dovesse avere una sua uscita discografica. Grazie all’interesse di altre persone, tutto questo è stato possibile.

Puoi parlarci della strumentazione utilizzata nella realizzazione del progetto? Sono presenti anche suoni elettronici e strumenti moderni?
La partitura prevede un’orchestra completa di archi, legni e ottoni, arpa, chitarra acustica, pianoforte e percussioni. Ho inoltre usufruito di alcune “texture” elettroniche realizzate in studio e di alcune librerie di virtual instrument, ma in misura molto ridotta. Io e il regista abbiamo sempre avuto un’idea di partitura di tipo classico, con una “spruzzata” di elettronica, mai invasiva o dominante.

In che modo si sono svolte le registrazioni con l’Orchestra Classica di Alessandria?
Gran parte ad Asti, presso la cappella interna del Seminario vescovile, luogo scelto per ottenere un riverbero naturale in registrazione; il resto all’Accademia del Suono di Milano, dove ho trovato un ambiente molto professionale con dotazione tecnica di prim’ordine, che ha soddisfatto tutte le richieste mie e della mia musica. Anche la post produzione e la sincronizzazione della colonna audio sono state effettuate all’Accademia del Suono. Poi ci siamo spostati al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, dove abbiamo completato il mix in Dolby Surround 5.1. Quest’ultimo step è stato possibile grazie all’interessamento di Federico Savina, docente e fonico di chiara fama, che ho avuto la fortuna di conoscere durante la mia frequenza al Master di Musica per Film nel 2004 presso il CSC di Roma.

Hai avuto modo di frequentare le lezioni di un grande maestro come Luis Bacalov. Cosa ti ha lasciato? In cosa consistevano i suoi insegnamenti?
Il periodo di studio all’Accademia Chigiana di Siena e al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è stato un periodo proficuo sotto tutti gli aspetti, umani e professionali. Le lezioni di Bacalov vertevano principalmente sulla spiegazione delle funzioni della musica all’interno di un film, con esempi audio/video, anche suonati dal vivo con lui al pianoforte e con un ensemble di valenti musicisti a nostra disposizione. Oltre a questo, ricordo che il maestro insisteva sempre sull’importanza della musica al servizio del film. In pratica, ci invitava spesso a tenere “a freno” il nostro egocentrismo musicale e a non dimenticare mai che la nostra “missione” era di mettere la nostra arte al servizio del lavoro di un altro: il regista.

Ci parli dell’attività che hai svolto a inizio anni 2000 con Lucio Fabbri come coarrangiatore, assistente alla direzione musicale e responsabile per la copisteria musicale in diverse produzioni televisive?
L’esperienza con Lucio Fabbri è stata molto interessante e proficua, perché mi ha permesso di vivere in prima persona tutte le fasi in cui viene “costruito” un programma televisivo: dalle richieste musicali degli autori, alla stesura degli arrangiamenti in studio, fino alla registrazione della puntata per la messa in onda finale.

Quali sono i compositori e i repertori che preferisci interpretare?
Gli autori che prediligo sono molti e per lo più compresi nel periodo storico a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Adoro infatti gli strumenti che hanno molteplici possibilità timbriche, legati a quel periodo storico. Se devo fare dei nomi, sicuramente ai primi posti metto i compositori di area francese e italiana, tra cui M. E. Bossi, che trovo affascinante in tutti i suoi aspetti. I miei concerti live sono quasi esclusivamente legati all’organo, quindi solitamente l’ambiente ideale è la chiesa.

Quali strumenti possiedi? Quali sono i tuoi favoriti?
Ho la fortuna di possedere in casa un organo a canne da studio, costruito dalla ditta Mascioni di Cuvio (VA) nella metà degli anni Novanta, oltre a un pianoforte Bechstein a mezza coda. Lo strumento in mio possesso è a trasmissione elettrica, di tipo a sistema “multiplo” che consente, con un minor numero di canne, di avere una maggiore varietà timbrica rispetto a uno strumento di tipo non “multiplo”. In generale, ho già espresso una predilezione per l’organaria di area francese e italiana dei secoli XIX e XX e se devo indicare dei nomi, penso che le opere di Cavaillé-Coll, Balbiani e Vegezzi Bossi siano al centro dei miei interessi.

Hai registrato con l’ensemble “Armoniosa”, in qualità di organista, l’integrale dei 12 concerti per violino e orchestra Op. 4 “La stravaganza” di Antonio Vivaldi (con violino solista e leader Francesco Cerrato). Ci parli di questo progetto e del lavoro di preparazione che si è reso necessario?
Il disco è stato registrato nel mese di novembre 2014 in Germania, presso gli studi dell’etichetta discografica MDG. Il progetto “Armoniosa Baroque Ensemble” è nato nel 2012 da un gruppo di musicisti astigiani: Marco Demaria, Francesco e Stefano Cerrato e il sottoscritto. Successivamente abbiamo coinvolto anche Michele Barchi, cembalista ed esperto della prassi del basso continuo. L’interesse della MDG è arrivato dopo che gli abbiamo inviato una registrazione dal vivo di un nostro concerto. In seguito all’ascolto del demo, ci hanno contattato proponendoci una collaborazione. La preparazione delle registrazioni è stata molto lunga e laboriosa, ma il risultato raggiunto ripaga ampiamente di tutti gli sforzi fatti. Il doppio disco in formato SACD è uscito nel 2015 e la presentazione è stata fatta al Mozarteum di Salisburgo. Attualmente, è reperibile nei negozi e in tutti gli store online.

Come giudichi l’attuale discografia italiana, per quanto riguarda il genere musicale di cui ti occupi, rispetto a quella di altri paesi?
Sicuramente nel nostro paese ci sono valenti musicisti e compositori di musica applicata e non che stentano nell’esprimere le proprie potenzialità e che spesso sono costretti a “fuggire” all’estero. Quindi ritengo che, per quanto riguarda la discografia legata alle colonne sonore e al mondo classico, altri paesi europei (tra cui la Germania) siano forse più attenti e stanzino fondi più cospicui per l’industria musicale e in generale per i prodotti che necessitano di una parte musicale al proprio interno.

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