Dan di Hekate SoundSystem

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Prendiamo la techno mettiamola dentro un frullatore, aggiungiamo una buona dose di cattiveria e distorsione e mischiamola con le sonorità tipiche della rave music di fine anni Novanta. Quello che viene fuori è un genere duro, aggressivo, sperimentale, in continua evoluzione. È quello che hanno fatto I ragazzi dell’ Hekate SoundSystem, un nome che per alcuni riporterà alla memoria uno dei SoundSystem più hard della scena UK.

La storia inizia nel 1996, quando a Londra i free parties avvenivano in continuazione e si diffondeva sempre più il suono di etichette come Praxis Records. Chi ha partecipato a un evento e ha avuto la possibilità di ascoltare la Hekate Crew live sicuramente ricorda quanto il loro suono fosse duro e distorto. Dan è uno dei membri del gruppo e abbiamo avuto il piacere di assistere al suo live set durante il Temporary Autonomous Art London. L’esibizione è stata interessantissima, tramite un setup apparentemente limitato è riuscito a creare un Live di più di un’ora spaziando dalla drone music al noise mantenendo sempre la ritmica come elemento ricorrente e portante.

Dan è uno diretto: la sua musica parla per lui, così come le opere dell’altro componente della Crew, Luke, che rappresentano graficamente il loro background musicale e culturale: robot danzanti, e streghe meccaniche sono solo alcuni degli elementi più comuni rappresentati nelle opere di Luke. Chi andrà ad ascoltare un live di Dan o di uno degli altri membri della Crew non se ne pentirà di certo, potrebbe anche capitare di ascoltare Hekate Crew in Italia, dove spesso Dan si esibisce.

Ciao Dan, vuoi raccontarci la tua storia e come è nata la Hekate SoundSystem?
L’ Hekate SoundSystem è stato creato da me, Ben, Francis e Davey perché cercavamo di portare qualcosa di più aggressivo e sperimentale all’interno della scena dei free parties.
Come ti sei avvicinato al mondo della musica elettronica e alla produzione?
Mio fratello Luke, che successivamente si unì alla Crew, suonava musica oldschool e elettronica, dopo aver ascoltato un po’ di generi Indie mi sono indirizzato verso un genere che fosse molto energico, ma che non avesse bisogno di un frontman, la musica doveva parlare.
Sei sempre stato all’avanguardia per quanto riguarda il tuo sound e il genere musicale che proponi, a cosa ti ispiri? Hai degli artisti di riferimento ?
Grazie. Credo di aver sempre preso come punto di riferimento i pionieri di ogni forma musicale, da David Bowie ad Aphex Twin, dai Sex Pistols ai Throbbing Gristle.
Puoi parlarci della strumentazione che utilizzi e di come la fai suonare?
Uso un setup modulare costruito da un caro amico delle Thorn Industries. Uno di essi è il Benjolin. Un Arturia Beatstep Pro viene usato per creare le sequenze e suonare le parti ritmiche che vengono generate tramite una RY40 e una 505 modificata con del Circuit Bending.
Quale è la tua opinione riguardo la musica elettronica contemporanea?
È una domanda difficile. Prima ero molto all’interno della questione, sapevo esattamente cosa succedeva in tutta Europa sia nella scena underground che nella scena mainstream, ora purtroppo non ho più tempo e non sto gestendo un’etichetta o facendo girare il SoundSystem. Credo di aver bisogno di staccarmi un attimo da quello che sta succedendo per dedicarmi al mio progetto, fare prove e esplorare nuovi territori, sperimentare e creare beat che mi piacciono.
Tu che hai visto crescere ed evolversi la scena underground cosa pensi della situazione attuale?
Dalla mia limitata prospettiva penso che ci si trovi in un punto abbastanza basso, in termini di Underground Parties, ma spero che da qualche parte ci sia qualche nuova Crew che prepara nuovi eventi e feste. Da quando è stato messo in atto il Criminal Justice Act è molto difficile creare un evento, ma secondo me è solo una fase, le feste torneranno ancora, queste cose vanno a ondate e si ripetono.
La tua ultima esibizione è avvenuta durante il Temporary Autonomous Art. L’uso del linguaggio della rave culture in contesti artistici è sempre più frequente, è questa la nuova frontiera musicale elettronica?
La scena ovviamente non morirà mai, ma sicuramente deve mutare per sopravvivere. Portare la musica in contesti artistici è un percorso utile, ma potrebbe limitare le persone che non vogliono ballare con l’illuminazione di una esposizione d’arte.
Hai qualche evento da segnalare ai nostri lettori, magari in Italia?
Al momento non ho date in programma, ma son sicuro che ci saranno occasioni. Generalmente suono almeno una volta l’anno a Roma, con I Fire at Work, e a Torino o Milano con la RXSTNZ Crew, o la vecchia Reset posse.
Che progetti hai in serbo per il futuro ?
Sono continuamente alla ricerca di nuove idee, è come una malattia. Credo che, avendo un’ossessione per i film, inizierò a unire musica e passione per il cinema e sperimentare con la loro interazione.
Dacci qualche link sul quale seguirti
soundcloud.com/dan-hekate-1

Strumenti Musicali N. 2 – Marzo 2016

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