Cuffie monitor: tra vecchie glorie e scintillanti novità

La cuffia è un oggetto fondamentale per il monitoraggio in studio e il suo impiego è trasversale a tutte le fasi della produzione. Da sempre il mercato è presidiato da pochi, solidi riferimenti. Anche nel 2016 questi modelli si dimostrano più validi che mai, ma accanto ad essi spuntano delle entusiasmanti – e a volte costosissime – novità.

Quello della cuffia monitor è un mestiere ingrato: strapazzata da tutti, compresa da pochi, vissuta come un male necessario da tanti. Non si può infatti pensare di basare un’intera produzione sul solo monitoraggio in cassa, e questo per una lunga e assai valida serie di motivi: in fase di composizione la cuffia può essere utile per isolarsi dal resto del mondo e lasciar andare le mani sullo strumento, incuranti dei pareri altrui; in fase di tracking di strumenti acustici è necessario ascoltarsi in cuffia per evitare che i microfoni di ripresa catturino anche il suono dei monitor; in fase di editing e di sound design la cuffia diviene alleato preziosissimo per ascoltare con elevato grado di dettaglio code di riverberi, sottili modulazioni, click alla fine di un montaggio audio non perfettamente riuscito; in fase di mixing la cuffia consente di distinguere al meglio le diverse componenti del mix e “visualizzare” con precisione la loro distribuzione spaziale; nel mastering infine la cuffia è impietosa delatrice di imprecisioni di fade in/out, micro-distorsioni, indebite rotazioni di fase. E non è tutto, perché a queste funzioni fondamentali che sono trasversali a tutte le tipologie di studi e di lavorazione, la cuffia aggiunge altri impagabili servigi quando usata in ambito home recording: essa consente infatti di lavorare fino a tarda notte senza disturbare partner, animali domestici e vicini assopiti nel riposo notturno. E in più la cuffia si rivela preziosissima quando l’ambiente di ascolto in cassa presenti dei grossolani difetti di acustica ambientale e/o quando i diffusori monitor non siano al di sopra di ogni sospetto. Insomma, la cuffia serve, serve eccome. Eppure non sono molti gli appassionati disposti a investire tempo e attenzioni nella sua scelta, specialmente se sono all’inizio della propria carriera di musicisti e fonici: le cuffie, insieme ai microfoni, alle interfacce audio e ai cavi, sono oggetti considerati “commodity”, ovvero strumenti di lavoro tra i quali uno vale l’altro. Tutte queste categorie di prodotto sono infatti poco “sexy”, sembrano (specie all’orecchio inesperto) non esibire significative differenze sonore tra modelli diversi, e alla fine non si riesce a capire perché dedicare alla loro scelta grandi attenzioni e grandi budget. Questo è un errore davvero grave: attraverso i microfoni, i cavi e le interfacce audio passa il nostro suono, e se viene ripreso, trasmesso o convertito male, esso resterà scadente per tutte le fasi successive di lavorazione. Analogamente, se usiamo cuffie mediocri, la nostra capacità di introspezione sul semilavorato musicale sarò compromessa e potremmo non trovarci nella situazione di raggiungere il risultato sonoro che ci prefiggiamo. Troppo spesso capita ultimamente di leggere su Facebook di persone che si vantano di monitorare “con gli auricolari dell’iPad”, o con cuffie da due lire: è un errore, lo ripetiamo, e lo è a maggior ragione per il fatto che una buona cuffia monitor costa davvero poco (anche meno di 100 euro) e qualsiasi appassionato degno di questo nome è in grado di acquistare un modello attendibile e apprezzabile. Chiarito questo e prima di passare in rassegna le principali offerte del mercato, va sfatato un altro mito: una cuffia che vada bene per l’ascolto fuori casa o il DJing non va quasi mai bene anche per attività di monitoraggio, esattamente come con una spider non è opportuno né andare a fare una spesa voluminosa né affrontare un’escursione sullo sterrato. Insomma, le cuffie non sono tutte uguali: per essere utilizzabile in ambito monitor una cuffia dev’essere fedele, estesa e lineare, priva di esaltazioni ruffiane o viceversa di “zone d’ombra” della banda audio. Inoltre una buona cuffia monitor dev’essere veloce nella risposta ai transienti musicali, nonché caratterizzata da una bassa distorsione sia a bassi che alti livelli di segnale. Spesso ci viene chiesto se una cuffia da studio dev’essere “aperta” o “chiusa”: ricordiamo anzitutto che col primo termine si identificano i modelli nei quali i padiglioni auricolari non isolano dall’ambiente circostante poiché non sono chiusi ermeticamente, mentre col secondo termine si identificano quelle cuffie in cui gli “earcups” (per dirla all’inglese) sono posteriormente chiusi e quindi non lasciano passare il suono ambientale. Bene, una risposta univoca a questo quesito non c’è, dipende tutto dalle situazioni e necessità specifiche: le cuffie chiuse sono necessarie soprattutto in fase di ripresa, in modo da sentire solo il segnale emesso dalla cuffia stessa e non anche il suono-ambiente; viceversa, le cuffie aperte sono indicate quando non ci sia la necessità di isolarsi dai suoni circostanti, ma non è che una tecnologia o l’altra garantisca a priori migliori prestazioni. Non a caso nei modelli commercialmente più diffusi in questo settore vi sono sia cuffie aperte che cuffie chiuse.

 

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Mamma insegnante di musica, ho esordito suonando il pianoforte a sei anni e, a otto, è arrivato l’organo Bontempi. A 12 anni ero già lì a modificarne i circuiti e a 14 ho scritto il mio primo programma per microcomputer. A 16 mi sono cimentato nella costruzione di un organo elettronico: logico dunque, con tutte queste premesse, che negli anni successivi sia finito a occuparmi di musica e tecnologie, e da allora non ho più smesso! Dal 1993 scrivo di synth, computer music e recording sulla rivista “Strumenti Musicali” diventato un punto cardine della mia attività lavorativa di giornalista pubblicista dal 1996. L’innovazione è al centro della mia vita anche quando non suono e non mi occupo di musica: dopo la laurea in economia e commercio mi sono, infatti, occupato di marketing delle tecnologie e dal 2004 mi occupo anche di Innovation Management, soprattutto per la pubblica amministrazione.

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