— Giulio Curiel

[quote_box_center]L’update di “mezza vita” della ancora recente e ricchissima versione 7 della popolare DAW di Steinberg porta in dote una quantità molto ricca di funzioni. E le novità non sono affatto marginali, ma invece significative soprattutto sul fronte del workflow e dei plug-in.[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 2270,2272,2271,2268,2267,2266,2265,2263,2262,2261,2260,2259,2264,2269″ link=”lightbox” title=”yes”] [su_dropcap size=”5″]C[/su_dropcap]ubase è ormai da molti anni un punto fermo nel panorama delle DAW, ed è tra i pochi programmi di questo tipo ad essere rimasto “multipiattaforma” mantenendo sempre la compatibilità tra Mac e PC. È difficile aggiungere nuove funzionalità a un’applicazione già tanto potente ed estesa, e soprattutto è difficile farlo senza snaturare la propria identità e invadere modelli operativi diversi, come per esempio quelli dei sequencer basati su clip. Eppure Steinberg riesce sempre ad aggiornare Cubase, ad aggiungere funzioni inattese, a semplificare il workflow, a potenziare il parco dei plug-in in dotazione (che spesso non fanno rimpiangere prodotti separati a pagamento). Anche in questo aggiornamento dalla versione 7 le novità sono dunque cospicue e tutte interessanti. Andremo a vederle una per una, dando per scontata una conoscenza di base del programma. Con la funzione Track Versions si possono creare diverse versioni di una traccia (audio, MIDI o di altri tipi) basandosi sia su diverse registrazioni fisiche, sia su diversi riarrangiamenti di Part preesistenti. Le diverse versioni vengono mantenute in parallelo e commutate tra loro attraverso un nuovo tab presente nell’Inspector. In questo modo esse possono essere alternate al volo per vedere quale rende meglio nell’arrangiamento, mantenendo ferma la catena di effetti e le impostazioni del mixer relative alla traccia. Tutto questo era possibile in precedenza solo duplicando una Track e modificandone il duplicato, mentre ora l’operazione è assai più veloce e pulita, anche in termini di minor affollamento del workspace grazie al fatto che le diverse versioni possono essere commutate, copiate o eliminate direttamente dall’Inspector. Anche la nuova funzione Re-Record va nella direzione di semplificare il flusso di lavoro: se abilitata, quando si sbaglia un take non occorre più fermare il trasporto e ripartire da capo col processo di registrazione, ma è sufficiente ripremere Record al volo e la registrazione ricomincia da capo. Il take precedente viene cancellato dall’arrangiamento, ma rimane comunque nel pool per un eventuale ripescaggio ex-post. Sembra cosa da poco, ma velocizza molto la lavorazione, soprattutto nella registrazione di voci e strumenti acustici o elettrici con performer irrequieti. A livello di visibilità di tracce è stata aggiunta una nuova funzionalità che permette di scegliere quali tipologie o quali singole Track devono essere visualizzate. Si tratta di un’idea già applicata nella versione 7 ai canali del mixer, e che ora viene estesa anche alla finestra di Arrange: si accede a essa con il tab Visibility selezionabile in alternativa all’Inspector e aiuta a mantenere “leggibile” e non affaticante lo spazio di lavoro, nascondendo tracce su cui non si vuol lavorare e focalizzando l’attenzione su ciò che conta in quel momento. A chi registra molto audio e usa estensivamente gli Hitpoints interesserà invece sapere che questi vengono adesso riconosciuti in tempo reale man mano che la registrazione procede. Diventa così immediato spostarsi tra un Hitpoint e l’altro con la tastiera del computer, in modo da posizionare il trasporto proprio in corrispondenza degli accenti ritmici. Le assegnazioni di funzioni ai Track Quick Controls, già presenti in versioni precedenti per controllare i plug-in, ma anche le tracce dedicate ad altri scopi, ora sono memorizzabili e richiamabili direttamente dall’Inspector per un controllo ancor più immediato dei parametri vitali di un suono. Sul fronte della gestione degli strumenti virtuali, Cubase 7.5 semplifica le diverse operatività che si erano “stratificate” lungo varie versioni del programma con la creazione delle Instrument Track dedicate ai VST. Adesso infatti diventa disponibile un unico Instrument Rack 2.0 in cui gestire i plug-in di generazione, assegnare gli ingressi di essi da qualsiasi traccia MIDI, metterli in Solo o Mute, attivare/disattivare le varie uscite audio dei plug-in multi-output. Inoltre, l’attivazione di un Instrument nel rack implica la creazione automatica di una traccia Instrument nell’Arranger, e viceversa creando una traccia Instrument e assegnandole un plug-in di generazione questo apparirà immediatamente anche nel rack. Infine, otto Quick Controls per ciascun plug-in diventano visibili direttamente dallo slot del rack occupato dal rispettivo strumento. Insomma, niente di straordinario ma una lodevole chiarezza e centralizzazione di gestione che non può che far piacere a chi usa tanti plug-in. E a proposito di VST di generazione ed effetto, è innegabile che Steinberg abbia potenziato molto questo comparto in Cubase 7.5, in modo da rendere ancor più competitivo il programma, se visto come package unico che contiene già tutto il necessario per produzioni professionali. Groove Agent, il drum-generator della casa, viene qui proposto in versione SE 4 ed è basato sul campionamento e la metafora resa popolare dalle macchine serie MPC di Akai e Linn. Vi sono 30 nuovi kit a disposizione e 200 nuovi loop. Il parametro Playback Quality di ciascun drum può essere impostato – oltre che su Standard – sulle posizioni Vintage e Turntable per dare al suono un’impronta Lo-Fi con quel caratteristico appiattimento di dinamica tipico dei sampler a 12 bit di un tempo. Groove Agent SE 4 inoltre si integra perfettamente col resto di Cubase perché, quando istanziato, le assegnazioni dei suoi drums vengono riflesse anche nel Drum Editor e nel Beat Designer rendendo la programmazione più intuitiva e più “hardware”. Restando nel campo del groove il precedente strumento LoopMash è stato trasformato in effetto che adesso può intervenire direttamente su un qualsiasi file audio per applicare tutti gli effetti di stuttering e tape-stop del mondo, così se volete fare dubstep o emulare BT siete a posto. L’effetto è intuitivo e, anche se non profondissimo nelle possibilità di modulazione, utile e semplice da utilizzare. Valida la possibilità di mettere il suo triggering sotto controllo MIDI per un immediato uso in tempo reale. HALion Sonic SE 2 è invece lo strumento politimbrico con sonorità “da workstation” e ha sempre suonato molto bene e molto “hardware”, grazie anche all’apporto di quella Yamaha che da qualche anno controlla Steinberg. Ora HALion Sonic SE 2 si arricchisce di una nuova libreria di 150 preset denominata Trip che si basa sulla metafora del synth analogico sottrattivo destinato alle parti arpeggiate. La complessità di pattern che può generare è notevole, pur in una generale semplicità e intuitività di approccio tipica del modello operativo seguito, mentre il suono non ha nulla da invidiare a molte macchine virtual analog ben blasonate. Per ciascuno dei due layer disponibili vi sono fino a tre oscillatori e relativi sub-oscillatori, matrice di modulazione, arpeggio predefinito a livello di singolo preset ma dotato di quattro variazioni più controllo completo sul suo groove, filtro multimodo risonante, ADSR separati per VCF e VCA. HALion Sonic SE2 adesso ha anche nuovi effetti di Tape Saturator, Wah Wah, Auto Filter, Step Flanger, Ring Modulator, Octaver, Vintage Ensemble, Envelope Shaper e un Rotary rinnovato. Infine, è stata rivista l’interfaccia che ora è più chiara e leggibile e si dispone di macro custom di modifica del timbro. Spostandoci agli effetti, vi è un nuovo riverbero algoritmico denominato REVelation che affianca il precedente REVerence che invece era a convoluzione. REVelation offre elaborazioni separate sulle Early Reflection e sulla coda del riverbero, e per le prime consente di scegliere tra i tre algoritmi Hall, Chamber e Studio. I comandi sono numerosi in modo da consentire una fine scolpitura delle caratteristiche dell’ambiente virtuale emulato e naturalmente si rifanno ai grandi riverberi hardware del passato resi noti da Lexicon e altri costruttori che ne hanno seguito l’impostazione. Infine, Magneto II è la riedizione di uno tra i primi plug-in realizzati da Steinberg, e ovviamente qui è completamente ridisegnato rispetto al suo un po’ immaturo antenato. Offre una credibile emulazione di nastro analogico, con grado di saturazione ferromagnetica impostabile e l’utilissima possibilità di definire frequenze di taglio in alto e in basso per il segnale effettato in modo da colorare solo una parte dello spettro audio. Ottimo il pulsante Tape Solo che aiuta a isolare l’effetto: la saturazione magnetica in effetti non è un processing dal sapore “ovvio” e soprattutto i neofiti beneficeranno tantissimo a conoscerla e riconoscerla quando separata dagli altri segnali. Concludiamo con due feature specialistiche: anzitutto lo Score Editor ha ora un nuovo tab “Inspector” che affianca la tradizionale gestione per simboli su partitura. Con esso si accedono alle tradizionali funzioni MIDI disponibili per il Key Editor anche quando ci si trova in partitura, senza bisogno di saltabeccare tra i due ambienti per cambiare il versante da controllare. Anche in questo caso dunque vi è un incremento della qualità e velocità del workflow, e per chi lavora su rigo musicale esso è notevole. La funzione di collaborazione a distanza VST Connect SE arriva invece alla versione 2 e permette di suonare con altri musicisti connessi remotamente via Internet. Al precedente supporto dei file audio si aggiunge ora quello dei dati MIDI, per un vero e proprio jamming in rete.

Il test

Con la versione 7 Cubase era molto cresciuto in termini di completezza di funzioni e immediatezza d’uso, e ora queste caratteristiche sono ulteriormente amplificate da questa 7.5. L’installazione è stata eccellentemente automatizzata e tutto appare netto, chiaro, ben contrastato, e non ci stiamo riferendo solo all’aspetto grafico, ma anche alle logiche e ai flussi operativi. La possibilità di impostare quali tracce visualizzare nell’Arranger è una benedizione, specialmente se si lavora su progetti che sono cresciuti molto in sessioni diverse e magari una stessa traccia è stata ripetuta più volte perché copiata, modificata, convertita da MIDI nella sua registrazione audio e così via. Chi scrive, per esempio, in precedenza nascondeva le tracce non più necessarie in una Folder Track, ma ora è tutto più veloce e le varie configurazioni di visibilità sono immediatamente modificabili. Buona anche la funzionalità delle Track Version, specialmente se si fanno tanti take, tanti riarrangiamenti delle parti o tante elaborazioni audio come crossfade e montaggi. All’apparenza insignificante ma invece “salvavita” è la funzione Re-Record, che velocizza il lavoro in un modo notevolissimo. Stesso discorso per l’editing delle funzioni MIDI direttamente in partitura, capaci di coniugare rappresentazione musicale tradizionale con l’elaborazione “chirurgica” tipica di uno protocollo informatico come il MIDI. Pienamente convincenti i due strumenti virtuali HALion Sonic SE 2 e Groove Agent SE 4: nella bulimia di strumenti virtuali di oggi si tratta di prodotti spesso sottovalutati da utenti che hanno magari gran voglia di prendersi qualcosa a pagamento o dei freeware solo per “aggiungere” funzioni alla propria DAW, ma in realtà con questi due strumenti molti utenti potrebbero già coprire il 100% delle esigenze in termini percussivi e almeno il 40% in termini di synth. La nuova libreria Trip di HALion Sonic SE 2 merita di essere esplorata con calma e attenzione perché “suona” e perché può dare una grande mano alla creatività nei generi più elettronici. Molto belli anche i timbri di Groove Agent. Apprezzabilissimo pure il nuovo riverbero REVelation, molto caldo e fluido. Non è forse ai livelli dei processori high-end in termini di trasparenza con cui si inserisce nel mix ma è davvero accreditato di un suono liscio, levigato e perfettamente capace di arricchire molte produzioni, soprattutto nella Trance e in altri generi molto basati su voci rotonde ed eufoniche. È abbastanza complesso da governare con tutti quei parametri, ma suona convincente e ci si può tranquillamente affidare ai preset. Ottimo il modo in cui complementa l’altro riverbero fornito, a convoluzione. Infine interessante Magneto II, da usare però con morigeratezza perché non morbidissimo e dotato di qualche “bava” metallica di troppo, quando tirato per il collo. Per effetti Lo-Fi, suoni indie e aggressivi è interessantissimo, mentre per produzioni più patinate non raggiunge i migliori performer del settore. Parlando del programma in generale, concludiamo con un apprezzamento per la stabilità (il test si è svolto in ambito Windows 7) e ancora una volta per la chiarezza d’uso.

Conclusioni

Cubase 7.5 costa meno che in passato ed è ricchissimo di funzioni. Col nuovo aggiornamento il workflow ha fatto un interessantissimo balzo in avanti e tutto appare più chiaro e “in focus” che mai. HALion Sonic 2, Groove Agent SE 4 e REVelation aggiungono molto valore al pacchetto, sia in termini di varietà e qualità sonora, sia in termini di convenienza quando pensiamo al risparmio che consentono rispetto all’acquisto di prodotti indipendenti con analoghe funzioni. Per chi ha già Cubase insomma l’upgrade è molto raccomandato, mentre per chi cerca una nuova DAW professionale il sequencer audio/MIDI di Steinberg si conferma al top per intuitività, velocità operativa, profondità di funzioni, integrazione tra le diverse sezioni e dotazione di plug-in. Decisamente un prodotto eccellente.

Steinberg

Tel. 0049.4042236115 (supporto per utenti registrati)
www.steinberg.net
info@steinberg.net
(cubase 7.5 versione full) 599,00 euro iva compresa
(upgrade da cubase 7) 49,99 euro iva compresa

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Strumenti Musicali n. 3 — Giugno 2014

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