Parlare di sé

[quote_box_center]Si può parlare con una presenza fisica, sia essa un figlio, un amico o il proprio compagno, si può parlare con la natura, con il tempo, con un’entità divina e raggiungere il punto di massima introspezione attraverso il dialogo con se stessi.[/quote_box_center]

— Francesca Gaudenzi

Ph Andrea Aschedamini
Ph Andrea Aschedamini
[su_dropcap style=”flat” size=”4″]N[/su_dropcap]elle canzoni pop non è raro trovare un interlocutore, si tratta di un trucco narrativo che aiuta chi ascolta a immedesimarsi nel testo, perché la storia nascosta tra strofa è strofa è quella dell’autore, è ciò che ne interpreta il pensiero e molto spesso diventa la storia di colui al quale la canzone è diretta. Succede con molte forme d’arte, dalla figurativa alla letteraria ed è proprio da questo elemento che il dialogo prende piede. Nasce come un dono, uno scambio e diventa una sorta di viaggio che coinvolge tutto ciò che ci circonda fino a sfiorare le corde dell’anima, quelle più intime, più nascoste allo sguardo altrui: empatia che genera introspezione. “Ogni mio lavoro nasce da un’esigenza, da una domanda alla quale devo rispondere e Così vicini nasce proprio dal bisogno di analizzare il modo in cui si è modificata negli anni la comunicazione tra le persone. Trovo che con l’avvento di internet e delle telecomunicazioni che offrono risposte immediate a qualunque genere di quesito, si sia persa l’abitudine all’attesa.”

Dal suo primo lavoro, Tregua, che ha visto la luce nel 1997 vincendo la Targa Tenco per il miglior album di debutto, Cristina ha collezionato un numero crescente di riconoscimenti. Alcuni dei suoi lavori, premiati a livello internazionale, la portano a calcare i palcoscenici di tutta Europa e a partecipare a progetti che vedono coinvolti artisti tra i quali Jovanotti, Max Gazzè, Franco Battiato e Francesco Renga.

Il percorso di Cristina si è rivelato una continua ascesa, sancita cronologicamente da numerosi album. Ricordiamo il già citato Tregua (1997), Nido (1999), Dove sei tu, registrato tra Italia e Inghilterra in collaborazione con Davey Ray Moor (2003), Cristina Donà (2004), La quinta stagione (2007), Piccola faccia al quale partecipa Giuliano Sangiorgi (2008) e Torno a casa a piedi (2011). Così come è cambiato il modo di comunicare, per Cristina negli anni è cambiato anche il modo di fare musica: “Quando ho cominciato a scrivere canzoni l’esigenza che avevo era quella di offrire un punto di vista differente, nella forma e nei contenuti, un bisogno dettato dalla mia formazione, dalla volontà di essere fuori dagli schemi. Le canzoni di Tregua erano quasi più parlate che cantate, perché allora non avevo dato il giusto peso all’aspetto musicale dei brani. Da Tregua in poi la volontà di cambiamento è stata quasi istintiva, ho lavorato molto sull’apertura musicale per trovare soluzioni melodiche più forti e negli anni mi sono circondata di validi musicisti che mi hanno accompagnata in questa crescita.”

A questo proposito è importante ricordare alcuni dei nomi con cui Cristina da sempre lavora: Cristiano Calcagnile, Lorenzo Corti, Marco Ferrara, Stefano Carrara, Piero Monterisi, Emanuele Brignola e Francesco Garolfi. Nel 2009 inizia la collaborazione con Saverio Lanza col quale condivide, per la prima volta nella carriera, la composizione della parte musicale dei nuovi brani. Grazie a questo sodalizio artistico nel 2011 vede la luce Torno a casa a piedi, seguito nel settembre del 2014 da Così vicini, la produzione dei quali è affidata allo stesso Saverio Lanza. “Sono convinta che un affiatamento personale con le persone con cui lavori sia molto importante; ho sempre avuto una concezione rock della band con cui collaboro, sia per le registrazioni che per le esibizioni dal vivo. Ogni musicista ha le sue peculiarità e lo stile di ognuno può essere impiegato in modi differenti, ma sono convinta che per affrontare un lavoro insieme sia necessario uno scambio, anche dal punto di vista umano e devo dire che sono stata fortunata perché, in tanti anni, non mi è mai capitato di lavorare con qualcuno con cui ci fosse un distacco.”

L’empatia e la vicinanza sono elementi fondamentali nel momento in cui si registra un album, ma lo diventano anche e soprattutto quando si sale su un palco. Il passo successivo all’uscita di Così vicini è un tour promozionale, anticipato da una serie di date concepite in maniera differente dall’usuale modello di concerto: “L’idea che abbiamo avuto con Saverio è quella di esibirci in posti piccoli, per poter non solo cantare, ma soprattutto raccontare le canzoni dell’album, un modo ideale di legare le esibizioni al concetto di intimità, all’idea di scambio e dialogo diretto ed è una cosa che caratterizza da sempre le mie performance dal vivo; infatti mi capita sempre di lasciarmi andare a digressioni di vario genere, tra un brano e l’altro, perché mi piace pensare che in questo modo il concerto acquisisca una sua unicità, elementi che lo differenzieranno da tutti gli altri e non posso fare a meno di chiedermi se il pubblico apprezzerà questo genere di scambio.”

La risposta potrebbe essere scontata in realtà. Il pubblico è il primo interlocutore di un’esibizione live e se è vero che la musica è qualcosa di fruibile in più modi e attraverso mezzi differenti, ciò che si genera da un colloquio improvvisato tra artista e pubblico, diventa qualcosa di unico e ci riporta al tema principale che caratterizza Così vicini: quello del dialogo. L’idea che sia possibile tornare a una dimensione in cui la comunicazione si generi con più facilità, con maggiore pacatezza e con maggior controllo, partendo da uno scambio tra noi e la natura, fino a diventare un confronto con noi stessi.