Che cosa significa fare critica musicale oggi?

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Quest’anno, all’interno del MEI (il Meeting degli Indipendenti di Faenza), si sono svolti per la prima volta gli Stati Generali del Giornalismo Musicale.

Circa cento giornalisti provenienti da tutta Italia, dai quotidiani alle riviste cartacee, dalle radio ai portali e siti internet, hanno risposto alla chiamata del direttore artistico Giordano Sangiorgi riunendosi sotto la guida di Enrico Deregibus, per rispondere ad alcuni quesiti e sviluppare idee sul tema del giornalismo musicale.

Io ho partecipato al primo tavolo di lavoro, che aveva come argomento: “Cosa vuol dire fare critica musicale (tradurre i suoni in parole – gli strumenti critici – critica e giornalismo)”.

Nella giornata di sabato 24 settembre i giornalisti presenti hanno avuto modo di discutere i temi assegnati loro e sviluppare delle sintetiche relazioni, che sono state lette il pomeriggio successivo nella Sala del Consiglio comunale di Faenza davanti a un pubblico di colleghi e non addetti ai lavori, i quali hanno potuto ascoltare e partecipare al dibattito successivo, aperto a tutti.

Di seguito la breve relazione, organizzata per domande e risposte, sviluppata dal tavolo 1, al quale hanno partecipato, oltre a me (in ordine alfabetico): Federico Capitoni, Simonetta Collini, Mario De Luigi, Luciano Lattanzi, Piero Pieri, Alessia Pistolini, Rosetta Savelli, Paolo Talanca, Fabrizio Zampighi.

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Tradurre i suoni in parole – gli strumenti critici – critica e giornalismo

Cosa significa fare critica musicale?
Valutare e descrivere, al di là dei propri gusti e nel modo più oggettivo possibile, un’opera musicale o un artista.

Quali sono gli strumenti critici?
Conoscenza storica ed evolutiva del genere musicale che si sta trattando.
Competenze a livello di teoria e tecnica musicale.

Quali caratteristiche deve avere un critico musicale? Si può essere del tutto oggettivi?
Una cultura musicale superiore e un occhio più disincantato rispetto a quello di un fan. Cercare di essere il più oggettivi possibile. Anche se un artista non ci piace, uscire da quelli che sono i nostri schemi interpretativi per valutarlo senza pregiudizi.
Il critico può aspirare all’oggettività, ma a questa si aggiunge l’emotività (perché l’arte parla all’emozione) e un piccolo margine di soggettività, che può portare personalità al lavoro del critico e contribuire al dibattito. Che cosa ci difende? La chiave di lettura del pezzo che si scrive. Dovrebbe avere un’inattaccabilità di fondo. Argomentare sempre ciò che si scrive.
Successo e valore artistico non sono necessariamente in rapporto. Sono due cose diverse. Citazione Joni Mitchell: “A un certo punto bisogna decidere se si vuole essere artisti o star”.

Cosa rende “di qualità” un testo critico?
Ci sono varie dimensioni: narrativa, tecnica, analitica, descrittiva.
Capire dove si colloca un artista o un disco in un genere e in uno stile, e se aggiunge qualcosa di nuovo e/o se contribuisce allo sviluppo del proprio mondo musicale.
Valutare anche il valore intrinseco di un lavoro: songwriting, esecuzione/interpretazione, arrangiamento, produzione/registrazione.
Essere musicisti è un vantaggio, si conosce meglio la materia e i termini tecnici. Tuttavia è importante non esagerare, evitare l’analisi tecnica in senso assoluto.
La recensione è anche una possibilità di confronto con il lettore, quindi deve essere personale, senza perdere il taglio analitico.

Come avviene la traduzione dei suoni in parole?
Se c’è un testo, in funzione del rapporto dialettico tra testo e musica.
Nella musica, attraverso la contestualizzazione del disco e dei suoni, da dove arriva quel sound e come si colloca anche nella discografia dello stesso artista.
Nella parte narrativa, viene fuori l’abilità di “romanziere” del critico/giornalista. Tuttavia questo approccio non dovrebbe essere applicato a tutta la musica, che deve in qualche modo “esserne meritevole”. Il critico è come un medium, aspetta che “gli arrivi” qualcosa per iniziare a scrivere. La musica deve essere capace di accendere un’ispirazione.

Quale differenza c’è tra un critico e un giornalista?
Quando si fa critica, il giudizio, la valutazione sono fondamentali.
Il giornalista invece fa cronaca, fornisce informazioni, nei suoi testi può non esserci critica. Il cronista porta notizie, senza necessariamente dare un parere.

Qual è la differenza, per quanto riguarda il rapporto con i lettori, tra cartaceo e internet?
Una volta le riviste avevano un ruolo più informativo, critico e giornalista erano anche informatori e intermediari. Oggi con internet, tutti possono ottenere informazioni con facilità, ad esempio con Wikipedia.
Occorre quindi dare qualcosa in più: approfondimento, accurata verifica delle informazioni e delle fonti, personalità, accendere un dibattito.
La sfida è non farsi influenzare dal pubblico, è importante “scendere a patti” con i social network, mantenendo tuttavia l’atteggiamento critico e l’onestà verso se stessi e nei confronti dei lettori.

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