Come studiano i talenti?

fisarmonica

Per ottimizzare le lunghe ore di studio non esistono formule magiche. Osservando i migliori studenti emergono però caratteristiche comuni.

Per noi fisarmonicisti la necessità di trovare un adeguato metodo di studio è fondamentale. Utilizziamo diverse tastiere contemporaneamente, controlliamo il mantice e suoniamo uno strumento dove il virtuosismo è un requisito indispensabile. Un metodo di studio adattabile a chiunque non esiste anche se negli ultimi anni riesco a ottenere il doppio dei risultati con la metà del tempo. Osservando i migliori studenti, infatti, ho potuto notare come avessero in comune certi elementi. Vorrei brevemente analizzare alcune delle loro efficaci soluzioni: a) studiano con regolarità e non spostano mai le lezioni settimanali; b) non studiano molto; c) prediligono la qualità alla quantità.

Regolarità
Il non spostare mai le lezioni è un segno di tenacia e responsabilità. L’auto-imposizione della regolarità porta al confronto responsabile con gli obiettivi settimanali, mentre la possibilità di spostare la lezione produce indecisione e mancanza di approfondimento. Essi sono coscienti che ogni singola nota del programma vada studiata oggi, perché domani sarà più duro farlo. Comprendono anche quanto sia meglio studiare mezzora al giorno, piuttosto che dieci ore in una sola giornata.

Non studiare troppo
Il non studiare tante ore al giorno “suona” poco efficace; posso però avallarlo con grande convinzione. Si rifletta ora su questa banale distinzione fra “studiare” e “suonare”; nel primo caso si utilizza la testa per comprendere le problematiche e risolverle, mentre nel secondo ci si concentra sull’interpretazione e sulla musicalità. Lo studiare tanto produce di fatto che si “suoni” molto e si “studi poco” e questo genera assuefazione e una pericolosissima rigidità interpretativa. Capita non di rado che chieda ai miei studenti di rallentare per un po’ di giorni, soprattutto quando non noto miglioramenti costanti e, puntualmente, questi tornano con una maggiore freschezza interpretativa. Non vorrei passasse il concetto che studiare poco è un bene, assolutamente no! Questi talenti in occasione di importanti concerti, esami o concorsi, sono in grado di studiare 8/10 ore al giorno. La chiave è quindi semplice ovvero rimanere concentrati il più possibile perseguendo costantemente micro-obiettivi.

Errori
Gli esseri umani non sono computer, non basta un “delete” per disfarsi di una cattiva abitudine. Le implicazioni psicologiche, che producono insicurezze difficilmente gestibili sul palcoscenico, partono proprio proprio da qui. La consapevolezza delle proprie capacità è fondamentale per una intensa interpretazione. Per non sbagliare dal vivo è necessario non sbagliare neanche durante lo studio giornaliero. In pratica, i Nostri, procedono nello studio solo dopo aver chiarito le difficoltà contingenti. Facciamo un esempio pratico: se si hanno soltanto 30 minuti, potremmo avere un approccio superficiale dove si cercherà di leggere tutto il brano e a questo seguiranno mille giustificazioni, o peggio si cercheranno le colpe dell’insegnante. Fare errori però genera tensione fra insegnante/allievo e provoca frustrazioni di fondo, che distruggono la potenziale sicurezza del giovane artista. Uno studente di talento invece osserva il brano, decide cosa sia possibile fare, risolve quanto deciso e all’insegnante dirà: “Poco, ma perfetto”. La parola “perfetto” funziona di più della parola “molto”. In pratica questi ragazzi evitano di mettere in memoria errori che potrebbero tornare sul palco. Racconto sempre questa efficace storiella ai miei studenti per sensibilizzarli al problema. Il brano è come un campo di fiori senza strade; bisogna osservarlo e cercare la via più breve per attraversarlo. I fiori sono l’interpretazione e ogni errore corrisponde alle diverse stradine aggiunte. Uno studio inadeguato produrrà un campo disordinato e tanti fiori calpestati. Percorrere un solo sentiero ridurrà la lunghezza del percorso, eliminerà indecisioni sulla direzione e mostrerà una strada ben integrata con il paesaggio.

Tre fasi di studio
Un approccio ottimizzato a un brano prevede tre fasi distinte.
• LETTURA: in questa fase si trovino le giuste note, si chiarisca la diteggiatura e si comprendano gli incastri fra le mani. Mettete in secondo piano la velocità, l’interpretazione e le inversioni del mantice. Si dichiari guerra agli errori!
• TEMPO: si divida in parti il brano e le si affronti separatamente. La priorità va al tempo e il metronomo diventi il vostro nemico preferito. Si provi ad arrivare il più vicino possibile alla velocità finale individuando le frasi critiche.
• INTERPRETAZIONE: se non avete aggiunto errori e se tutto è chiaro, potete concentrarvi sul fraseggio, sulle articolazioni, sulle inversioni del mantice e sul carattere. A questo punto diventa più agevole risolvere anche le frasi più ostiche.

Consigli
• Non è possibile correggere troppe cose per volta. Decidete momento per momento il micro-obiettivo da perseguire e raggiungetelo senza procedere oltre.
• Regola del tre. Quando si presenta un errore non consideratelo; la seconda volta alzate la concentrazione, ma procedete. Alla terza, il problema è reale e va affrontato con metodo.
• Quando si studia (non intendo il suonare) non si esegua mai il brano completamente. Le parti vanno separate e non devono mai essere troppo lunghe.
• L’autogratificazione è fondamentale per non annoiarsi. Si attuino meccanismi di premio come il riposo dopo un numero definito di ripetizioni, si utilizzi il metronomo per gratificarsi anche del minimo miglioramento o magari si gusti ogni tanto un cioccolatino (uno soltanto però!).
• Fermarsi 5/10 minuti ogni ora aiuta il nostro cervello a riorganizzare le novità acquisite. Consultare i vari social network o spedire cento messaggi non significa riposarsi e distrae. Passeggiate, mangiate qualcosa, sorridete.

Conclusioni
Quando la testa ha compreso e risolto ogni cosa, i muscoli si muoveranno in sequenza perfetta e il cuore farà dimenticare all’ascoltatore che chi imbraccia la fisarmonica non siete voi… ma la vostra anima.

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