— Giulio Curiel

[quote_box_center]Non capita tutti i giorni di assistere alla nascita di una nuova DAW. Bitwig Studio ha debuttato nel 2014 dopo una gestazione di due anni e si appresta a sfidare i grossi nomi di questo settore. Specialmente quelli che fanno del trattamento delle clip MIDI e audio la propria bandiera…[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 1558,1555,1561,1559,1557,1556,1554,1553″ link=”lightbox” title=”yes”] [su_dropcap size=”5″]B[/su_dropcap]itwig Studio non nasce dal nulla, è meglio dirlo subito: due degli sviluppatori che hanno dato vita al prodotto vengono da una precedente esperienza in Ableton, ed è innegabile che sia proprio l’utenza di Live quella a essere al centro del target di mercato nel nuovo arrivato. Bitwig Studio è infatti una DAW che può lavorare sia in modalità lineare che per clip e punta moltissime delle sue carte su semplicità e immediatezza d’uso, grazie anche a un layout grafico che (una volta compresi i suoi fondamentali) è chiaro e senza fronzoli, ma ricco di opzioni. Non è tuttavia corretto considerare Bitwig Studio il parente povero o il nuovo cugino di Ableton Live: se è vero che tra i due prodotti ci sono affinità concettuali e di workflow, è anche vero che Bitwig è in grado di sfidare altre DAW e di costituire una proposta interessante anche per chi viene da ambienti quali Reason o Cubase. Insomma, bando ai confronti che lasciano sempre il tempo che trovano… è il momento di analizzare Bitwig Studio per quello che è in sé stesso. Anzitutto notiamo che, tra tutte le DAW di livello commerciale, sia l’unica ad essere supportata anche su Linux oltre che su Mac e Win. Questo può forse essere considerato oggi non importantissimo visto il ruolo marginale che Linux gioca nella produzione musicale, ma è certamente il segnale di un trend da tener d’occhio, nonché una forte strizzata d’occhio ai musicisti più giovani e più attenti a spremere ogni grammo di CPU e risorse dai loro sistemi. A livello di requisiti hardware Bitwig non sembra particolarmente esoso, esclusi forse quegli 8 GB di RAM raccomandati (ma non indispensabili) che in prova di riveleranno utili soprattutto se si vuole lavorare con progetti con tante clip audio. Bella la possibilità di supportare, fin da questa versione 1.0, anche due o perfino tre monitor per “distribuire” le viste della finestra di Arrange, di quella del Mixer e degli editor di evento o di device sonoro. E visto che siamo in questo argomento, cominciamo a prendere confidenza con gli elementi fondamentali di Bitwig Studio, ovvero le diverse aree dove “succedono le cose”. Un progetto di Bitwig è organizzato per tracce, e all’interno di queste si creano e poi riarrangiano le clip, ovvero contenitori di dati MIDI, audio e automazione. Il sequencing degli eventi avviene in una tradizionale finestra denominata Arranger Timeline ove le diverse tracce vengono rappresentate linearmente in orizzontale, secondo la tradizionale metafora del registratore multitraccia, o della partitura se siede di formazione classica. Il Clip Launcher è però un altro ambiente di sequencing, ove le single clip possono essere lanciate da sole o raggruppate in Scene (insiemi di più clip che suonano contemporaneamente). Dal Clip Launcher si possono generare quindi esecuzioni in maniera non-lineare, lanciando le clip al volo. Se Bitwig Studio è in record, tale operazione dà luogo a una registrazione della performance che compare nell’Arranger. La cosa davvero molto importante nel workflow di Bitwig è che i due ambienti sono visualizzabili insieme in modo da fornire una visione d’insieme del lavoro nell’ambito del suo sviluppo temporale mentre si lanciano clip o intere scene. Lanciando clip è infatti facile farsi prendere la mano e creare brani troppo lunghi, o disarticolati, o privi di focus. Con questa doppia visualizzazione “side-by-side” che mette a fianco rappresentazione non-lineare e rappresentazione lungo l’asse dei tempi, tale rischio cala molto e la focalizzazione sul brano finale aumenta. A parte questa modalità di lavorazione, negli altri casi Clip Launcher e Arranger sono attivi in maniera alternativa. Una feature innovativa e importante di Bitwig Studio è che la singola clip può contenere più slice audio e queste al suo interno possono essere riarrangiate, in modo da modificare per esempio i loop, e poi spostate come un unicum. Le tracce di Bitwig possono essere di tipo Instrument; Audio; Hybrid (combinazione delle due precedenti, e destinata a contenere sia dati MIDI che la loro registrazione audio); Effect (per la gestione degli effetti in mandata); Master (per la gestione dell’uscita audio principale). La parte superiore della schermata di Bitwig Studio detta Header raccoglie i comandi di trasporto, il display relativo, la barra dei comandi (di formato non standard) e i principali tool di editing. La parte centrale dello schermo di Bitwig Studio, definita Window Body, è quella ove avvengono le diverse operazioni di creazione ed editing. Il suo pannello centrale può rappresentare le tre viste Arrange, Mix o Edit. Sotto ad esse un’area secondaria evidenzia in alternativa finestre di editing audio o MIDI, i dati di automazione, i pannelli dei Device virtuali interni o una seconda vista del mixer. La colonna di destra del Window Body è chiamata Access Panel e in essa si visualizzano in alternativa il Browser per la selezione dei vari file o Device da impiegare; il Project Panel per la gestione dei metadata, la lista di file audio e plug-in usati dal progetto; lo Studio I/O Panel per lavorare sui routing verso l’interfaccia audio. Molto valido è il Browser, con possibilità di preascolto automatico se si selezionano loop o altri eventi audio, anche con sincronizzazione al tempo di progetto e possibilità di gestire anche librerie iTunes. Lo stesso Browser può inoltre sia selezionare tra più strumenti virtuali, che scegliere il preset timbrico per lo strumento selezionato. A sinistra del Window Body è presente l’Inspector, che consente di gestire colore della traccia selezionata, suoi parametri di play, parametri dell’eventuale clip audio e comandi del relativo canale del mixer. Da notare che l’interfaccia è personalizzabile dinamicamente e si possono nascondere l’Inspector e/o l’Access Panel per guadagnare maggior spazio a favore della finestra centrale e concentrarsi così sull’Arranger, il mixer o l’editor di eventi. La parte più bassa della schermata di Bitwig studio (detta Footer) permette l’accesso veloce alle diverse viste Arrange, Mix ed Edit, nonché l’attivazione/disattivazione della visualizzazione degli altri elementi descritti. È comunque chiaro fin d’ora che uno dei punti di forza di Bitwig è la versatilità di rappresentazione e la sua possibilità di visualizzare vari parametri di edit o mixaggio (sotto) insieme all’Arranger (sopra) in un’unica schermata, anche lavorando con un solo monitor. Veniamo ora al Clip Launcher, che come detto rappresenta il lato “non-lineare” della composizione in Bitwig Studio: compare qui una matrice in cui nelle righe orizzontali vi sono ancora le tracce, mentre nelle colonne vi sono le diverse scene che consistono in un assemblaggio di diverse clip (una per traccia). Le clip possono essere mandate in play singolarmente, oppure tutte insieme quelle che stanno all’interno di una scena. Si ritrovano qui le più forti assonanze con Live, e chi ha usato questa DAW si ritroverà “a casa” in questa pagina. Nelle clip qui visualizzate si possono registrare le automazioni e anche le note in arrivo sulle tracce armate per il Rec. Tali note andranno a sovrapporsi a quelle già contenute nella clip. Le clip inoltre possono essere popolate attingendo materiale sonoro dal Browser tramite un semplice drag’n’drop. Nell’Inspector si potranno poi regolare i parametri di play per ciascuna clip (start, stop, loop, shuffle, accento, quantize, azione da compiere al termine del playback della clip). Il mixer di Bitwig Studio, oltre a dare un’altra rappresentazione delle clip (in questo caso “per traccia”, con le scene allineate per righe e non per colonne), visualizza dall’alto in basso il meter di livello, la selezione dei Device di elaborazione utilizzati dalla traccia, le mandate, la gestione degli I/O e la channel strip vera e propria. Molto bello che da queste sezioni si possono compiere direttamente le azioni di assegnazione di Device e di I/O, e non solo la loro visualizzazione. I Device di Bitwig Studio, più volte citati, possono essere generatori strumentali, processori di eventi MIDI e processori audio. I programmatori tedeschi hanno rinunciato a spettacolari pannelli con rappresentazioni skeumorfiche ispirate a moduli hardware, e hanno optato invece per più augusti pannelli 2D tutti uguali nella grafica. Questo può conferire a Bitwig un aspetto un po’ “dimesso”, specie se si è abituati ad altre DAW, ma nella pratica si finisce per apprezzare questa chiarezza e semplicità grafica. I Device vengono richiamati nel progetto tipicamente tramite il Browser, oppure tramite una finestra pop-up che può comparire nelle diverse aree del programma ove questi dispositivi possono essere impiegati. I Device sono poi concatenabili e riordinabili in maniera istintiva con drag’n’drop. Quanto detto finora vale anche per i plug-in VST, che vengono visti come un particolare tipo di Device e compaiono sia con la grafica standard di Bitwig nel Device Panel in basso, sia fluttuanti nel Window Body con la grafica nativa disegnata dal programmatore del plug-in. Una descrizione esaustiva dei plug-in nativi di Bitwig ci ruberebbe troppo spazio: qui ci limiteremo a dire che sono forniti un polysynth e un sampler per i più diffusi impieghi di generazione, un organo, un synth in FM e dei generatori percussivi. Bitwig Studio prevede inoltre la categoria dei Container, che sono una sorta di matrioske dentro cui impilare singoli strumenti virtuali da trattare poi come un tutt’uno. Anche gli effetti audio sono “basici”, senza concessioni agli esotismi ma anche senza nessuna seria omissione. L’operatività piena è quindi possibile già con la dotazioni di base, mentre chi vuol andare verso plug-in specialistici può accedere ai citati VST. Non sono invece supportati plug-in AU e AAX, come non è supportato ReWire per interfacciarsi tramite cavi virtuali con altri host. È una ben precisa scelta della casa, che annuncia di voler concentrare i propri sforzi di programmazione in ben definite direzioni che garantiscano un’ampia compatibilità. È però possibile usare JACK Audio Connection Kit per interfacciarsi con le applicazioni che lo supportano. Da rilevare che i plug-in VST possono essere fatti girare in una “sandbox”, ovvero in un processo di sistema separato da quello principale della DAW vera e propria: in questo modo se un VST va in crash si blocca solo la sandbox, mentre la DAW e il progetto in lavorazione restano in piedi, intonsi: molto valido! L’automazione è un altro capitolo interessante di Bitwig, che da DAW contemporanea dedica molta attenzione a questa pratica fondamentale per dare movimento e colore all’elettronica. Scegliendo il parametro da automatizzare da una lista accessibile con menu a tendina si possono creare diverse Lane, ognuna con la sua sequenza. I dati di automazione possono essere registrati in modalità Latch (acquisizione continua dall’inizio dell’edit), Touch (la loro acquisizione dura solo finché i parametri vengono variati) o Write (l’ultima sessione di automazione sovrascrive interamente tutte le eventuali precedenti). Tali sequenze di automazione possono poi essere editate creando nuovi singoli punti, spostandoli, modificando la transizione tra due punti o infine disegnando a mano libera. L’automazione può essere legata alle singole clip e, se queste vengono spostate nell’Arranger, essa le segue nello spostamento. L’editing dei contenuti audio avviene tramite la consueta rappresentazione delle waveform. I loro dati di espressione vengono editati in maniera analoga a quelli di automazione, ovvero per Lane. Si può intervenire così in continuità gain, panpot, pitch, punto di attacco dei picchi (Onset), Time Stretching. Come in tutti i programmi di questo tipo, Bitwig Studio può convertire automaticamente il tempo di un audio groove importato in accordo al tempo del progetto. I principali parametri di una clip audio (Start, Lenght, Fade In/Out, scelta dell’algoritmo di Time Stretching, Tempo, Gain, Pan, Pitch, ecc…) possono essere editati anche dall’Inspector attraverso data-entry di tipo numerico. Si possono editare contemporaneamente anche più eventi, una cosa abbastanza inusuale: in questo caso Bitwig mette a disposizione un istogramma che rappresenta la distribuzione di un parametro (per esempio il Pitch) e i suoi scostamenti dal valore medio. Attraverso tre indicatori (Mean, Spread e Chaos) è possibile gestire tale valore medio, lo scostamento degli eventi da esso e il grado di casualità. Sulla carta appare un po’ troppo “matematico”, ma in pratica è un interessante palestra di sperimentazione. L’editing dei dati MIDI avviene secondo le stesse convenzioni di Bitwig fin qui viste per gli altri tipi di editing. Va rilevato che è supportata la sola modalità Piano Roll, mentre la modifica dei dati di espressione è qui relativa a velocità, guadagno, panpot, timbro (un qualsiasi parametro dell’Instrument selezionato), micro-pitch. Un Layered Editing Mode è un’altra intelligente feature di Bitwig e permette di editare diverse clip o tracce insieme, contemporaneamente. Esse vengono rappresentate sovrapposte con diversi colori, e poi possono essere modificate una per volta. Il tutto può apparire portatore di confusione, ma nella pratica così non è e questa modalità si rivela utilissima. Infine, anche per le tracce Instrument è ammesso l’editing via Inspector: qui si visualizzano singole note e si può compiere un micro-editing su ciascuno dei loro parametri. Sul fronte delle modulazioni va certamente citato lo Unified Modulation System: esso anzitutto permette di creare macro per controllare più parametri di un plug-in con un percorso di modulazione istituito ad hoc. Ma la cosa non si ferma qui perché i parametri da modulare possono appartenere anche a più plug-in contemporaneamente: si può per esempio intervenire sul tempo di un delay e con la stessa sorgente alterare la frequenza di taglio di un EQ posto in cascata a esso. Naturalmente ogni parametro di destinazione può essere modulato in una percentuale specifica solo per esso, e sono ammesse anche modulazioni solo in un verso o bipolari. Queste possibilità sono fondamentali per conferire dinamicità ed espressione ai suoni, impiegando tecniche di modulazione in tempo reale che oggi sono molto attuali nella produzione musicale elettronica. Uno sguardo infine sulla materia del controllo remoto di Bitwig Studio da hardware: i suoi programmatori hanno realizzato script di mappatura per diversi controller commerciali e quindi alla data sono supportati modelli di Akai, Arturia, Behringer, Korg, Livid Instruments, Mackie, Novation, Source Audio. La scelta è buona ma non ancora amplissima, e comunque l’utente o il costruttore di controller non ancora supportati possono scriversi da soli le stringhe di controllo. È necessario saper scrivere in JavaScript e ovviamente avere a mano i parametri MIDI del controller: non è una procedura alla portata di tutti, ma garantisce la massima flessibilità. In alternativa, Bitwig Studio supporta anche una funzione Learn che consente al programma di riconoscere i dati MIDI in ingresso e mapparli a un proprio parametro.

Il test

Il programma ha dimostrato di essere piuttosto leggero e veloce, con un consumo di risorse di sistema oculato e la possibilità di sfruttare appieno le architetture multi-core. Le funzioni e l’operatività, una volta appresi i suoi concetti fondamentali, appaiono chiare e veloci. Molto valida l’interfaccia pienamente customizzabile e le viste che possono cambiare al tocco di un pulsante: si rimane sempre focalizzati sulla parte musicale in lavorazione e la si può “vedere” da diverse angolazioni operative. Quel che conta più di ogni altra cosa tuttavia è che con Bitwig Studio si resta sostanzialmente sempre nella stessa schermata nella quale si aprono dinamicamente finestre diverse a seconda della fase del workflow, e questo facilità velocità e concentrazione. A tale risultato contribuiscono anche i vari pannelli visualizzabili a sinistra e destra del Window Body che consentono operazioni di editing di parametro, regolazioni di livello, ricerche di file, loop e preset senza mai distogliersi dal brano in lavorazione. Già con un monitor si riesce quindi a lavorare bene, specialmente se è un monitor “wide” e non un tradizionale 4:3. Molto valido il fatto che dagli editor audio e MIDI si possano modificare anche i parametri di espressione e le automazioni del relativo canale, restando fedeli al concetto “tutto in una finestra” che sembra aver fortemente ispirato Bitwig. L’editing su più tracce contemporanee è stato realizzato in maniera chiara e può aiutare molto. Chi scrive sente la mancanza di un editor di note su pentagramma, ma forse l’utenza tipica di Bitwig Studio la sentirà assai meno come è accaduto per altre DAW che da molti anni vendono bene pur senza implementare tale funzionalità. Per il resto, davvero nulla di realmente negativo da segnalare, posto che la mancanza del supporto di ReWire affliggerà una contenuta fascia di utenza che lavora con più applicativi audio contemporaneamente. Esaltante, una volta che se ne sia compresa la semplice logica di assegnazione, lo Unified Modulation System che apre le porte a interventi creativi molto importanti. I Device implementati in questa prima versione di Bitwig Studio sono validi, ed è particolarmente attraente la possibilità di effettuare lo slicing di un loop audio e trasferirlo con un semplice right-click direttamente al campionatore e alla drum machine. Mancano ovviamente tutti quei plug-in colorati e variamente evocativi che da qualche tempo gli sviluppatori infilano nelle DAW per aggiornarne funzioni e “immagine” dopo che non è rimasto quasi più nulla da aggiungere al programma-base. Qui non è così, siamo appena alla prima versione per cui l’intento degli sviluppatori era quello di dare all’utente tutto ciò che serve per lavorare realmente, in una logica di semplicità e integrazione: l’obiettivo è pienamente raggiunto e, oltre all’aggiunta di un modulare di cui si vocifera per la prossima versione, si può pensare ad affiancare Bitwig Studio con plug-in VST specifici nel caso si desiderino synth vocazionali (per esempio indirizzati a un particolare settore della dance) o processori meramente emulativi di macchine hardware del passato. Il contenuto di questa prima versione comunque, lo ripetiamo, è soddisfacente.

Conclusioni

Bitwig ci è piaciuto molto e subito. In un mercato di prodotti maturi la DAW tedesca offre una ventata di aria fresca che potrebbe rinnovare l’ispirazione e il modo di lavorare di tanti producer. È ovviamente un ecosistema ancora lontano da quella completezza che caratterizza pacchetti concorrenti, sul mercato da uno o due decenni, ma oltre alle ovvie potenzialità di crescita c’è da evidenziare che quel che serve c’è già, tutto. D’altro canto Bitwig ripaga di questa sua “leggerezza giovanile” con un prezzo light, pari alla metà di alcuni concorrenti. Il nostro invito è quello di provarlo assolutamente: potremmo essere all’alba di una nuova era Bitwig, e allora val la pena di essere sul pezzo fin da subito. Se amate la composizione per clip, per pattern, Bitwig è un software che non potete ignorare: la demo pienamente funzionante è gratuita e siamo certi che dopo averla provata molti di voi decideranno di comprare la licenza. Davvero un bel prodotto!

Midi Music

Tel. 011.3185602
www.midimusic.it
info@midimusic.it
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Strumenti Musicali n. 4 — Ottobre 2014

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