Dalla specialista Audix arrivano tre microfoni dinamici pensati per la ripresa vocale, ma anche di strumenti ad alta pressione sonora. Ideali sul palco, possono costituire interessanti addizioni anche in un home studio. A patto di non voler comprare il “solito microfono”

 

Se chiedete a un profano quanto può costare al massimo un microfono davvero eccellente, costui vi risponderà “80, 100 euro”, salvo poi svenire nell’apprendere che esistono numerosi modelli di microfono che superano di slancio i 3.000 euro. Lo stesso profano poi si meraviglierà della pletora di marche e modelli presenti sul mercato, e non ne capirà il senso dato che “i microfoni sono tutti uguali”. Le cose naturalmente sono tanto, tanto diverse, eppure anche noi musicisti e fonici adottiamo lo stesso comportamento quando si tratta di scegliere il microfono giusto per il palco e i live. Vogliamo spendere poco, pensiamo che uno valga l’altro e, per non sbagliare, andiamo sempre sugli stessi due/tre modelli “noti”, da decine di anni a questa parte. Questo è un peccato perché sul mercato esistono diverse alternative molto interessanti al “solito microfono”, alternative che possono dare di più facendo spendere davvero poco poco di più. I tre micro Audix in prova ne sono un esempio: compatti, ben fatti e sostanzialmente tutti uguali nell’aspetto, possono permettere al fonico di differenziare bene le prestazioni ottenute in base alle esigenze. Partiamo dall’OM2, un microfono dinamico pensato soprattutto per la voce, ma adatto anche a chitarre, fiati e percussioni. Il diagramma polare è ipercardioide in modo da garantire una elevata resilienza al feedback, mentre la risposta in frequenza è accuratamente sagomata per dare un po’ di effetto presenza in basso, una sella sui medi con valle tra 500 e 1000 Hz, e poi un comportamento in salita tra i 2 e i 12 kHz in modo da donare un suono “tutto avanti” al mic. La capacità di gestire SPL è superiore ai 140 dB, mentre il peso di circa 300 g e la consistenza sono molto gratificanti in quanto permettono di apprezzare un oggetto solido e ben fatto, eppure non pesante o poco maneggevole. In dotazione vi sono una custodia sintetica morbida e una clip per montare il microfono su asta. Passando al modello OM3, esso si configura come un prodotto apparentemente molto simile. Il costruttore in questo caso lo suggerisce per impieghi vocali sul palco, ma anche in studio e nel broadcast. Il diagramma polare è sempre ipercardioide. Tra le applicazioni consigliate sempre voce, chitarra, fiati, drums. Complessivamente si può pensare all’OM3 come a un modello evoluto e più raffinato dell’OM2, col quale condivide l’impostazione di base e anche il profilo complessivo della risposta in frequenza. Venendo al modello OM5, si tratta di un altro microfono di impostazione simile, che tuttavia in questo caso gode di una qualità complessivamente ancora più alta. La SPL massima gestibile sale a 144 dB, vi è un roll-off naturale a 120 Hz per ridurre scatolarità e rumore di maneggiamento, mentre il profilo ipercardioide è molto ben disegnato, stretto e controllatissimo. È tuttavia la risposta in frequenza a migliorare significativamente rispetto ai modelli minori: leggermente più estesa in basso, in alto arriva ai 19 kHz resi ancora con un livello utile, e soprattutto nella gamma dai 2 ai 12 kHz è rilevata, ma estremamente regolare.

Il test

In prova il modello OM2 ha dimostrato subito grandi qualità rispetto al prezzo: il suono è bilanciato, naturale, presente ma non forzato. Ottima la chiarezza e l’intelligibilità, migliori del riferimento di mercato della categoria, che in compenso risulta a volte più presente a causa del suo suono maggiormente “spinto”. L’effetto di prossimità dell’Audix non sfocia mai in un ingrossamento innaturale delle basse o, peggio, in effetti di scatolarità e rimbombo. Ottima la reiezione ai segnali posteriori e molto bassa la tendenza al feedback. Complessivamente la prestazione dell’OM2 è risultata molto, molto soddisfacente, soprattutto per il suono corretto, bilanciato e naturale, e in rapporto al prezzo non fa assolutamente pensare di trovarsi al cospetto di un microfono economico. Passando al modello OM3 si possono ripetere per esso molte delle considerazioni fatte per il modello minore, sia da un punto di vista costruttivo che di impiego. Anche la timbrica è molto simile, ma con una leggera punta in meno di enfasi in gamma acuta che lo rende più adatto dell’OM2 alla ripresa di voci femminili. È insomma un prodotto simile, ma leggermente più raffinato nella timbrica, e come tale può trovare impiego in tutti in quei casi in cui l’OM2 “spinge troppo”. Venendo all’OM5, con esso si apprezzano in generale le caratteristiche fin qui evidenziate dagli altri microfoni Audix in prova, ma con un grado di qualità e consistenza ancora maggiore: la reiezione dei suoni posteriori è ottima e ancora più elevata, e questo può rivelarsi di grande utilità sia in un home-studio (per non raccogliere il suono di pareti non trattate) sia su un palco piccolo, affollato o rumoroso. L’effetto di prossimità è sempre ben presente, ma naturale, dolce e non invadente. La risposta lato alte appare più aperta dei modelli minori, con un po’ di aria in più e tale da far venire la voglia di usare l’OM5 per le riprese vocali anche in studio, specialmente nel caso di quei cantanti che desiderino conferire un’impostazione molto “rock” alla propria voce. Ottimo l’impiego anche sul drum set, con particolare riferimento al rullante e ai piatti, grazie alla buona apertura. Il suono oltretutto appare ben bilanciato e privo di asprezze, a marcare un livello qualitativo superiore rispetto ai due modelli più economici.

OM2

OM3

OM5

Conclusioni

I tre microfoni Audix analizzati hanno evidenziato una costruzione ottima e affidabile, un livello prestazionale elevato e un miglioramento significativo rispetto ai modelli standard di mercato. Rispetto ad essi si apprezza un suono più naturale e gradevole, anche se talvolta meno incisivo, che discende evidentemente da una ben precisa scelta di progetto e di stile sonoro. Stante il loro prezzo molto invitante vi suggeriamo di provarli senza alcuna remora, con una raccomandazione particolare per l’OM2 in fascia budget e per l’OM5 come microfono dinamico tuttofare in studio e in sala prove. Non ne resterete delusi.

 

Reference Laboratory Referement MCR5-BK-MF-Prolite e L’Ultimo Cavo

Ultimo CavoInsieme ai microfoni Audix abbiamo ricevuto alcuni cavi prodotti direttamente da Reference Laboratory, che di Audix è il distributore italiano. Si tratta di due cavi di fasce di prezzo lievemente diverse, ma comunque caratterizzati da una costruzione più accurata e prestazioni più elevate rispetto al cavo generico che la maggior parte dei musicisti usa per connettere il proprio microfono, specie se di costo non elevato. È infatti vero che nessuno desidera spendere per il cavo importi paragonabili a quelli che sono serviti per comprare il microfono, ma è anche vero che non ha senso comprare alcun apparato audio scegliendolo con cura e discernimento, tra i molti altri presenti sul mercato, e poi mortificarne o addirittura degradarne le prestazioni con un cavo scadente. Del resto, con i cavi Reference Laboratory in questione non stiamo parlando di prezzi di centinaia o addirittura migliaia di euro, come invece capita nell’Hi-Fi ove la stregoneria è sempre in agguato a tentare ricchi adulti che si comportano come bambini.
No, qui parliamo del Reference Laboratory “L’Ultimo Cavo” che, a dispetto del nome “definitivo” viene a costare sul mercato circa 25 euro per un esemplare da 5 metri terminato su ambo i lati con XLR, mentre il suo fratellino minore Referement MCR5 viaggia a meno di 20 euro per un’analoga configurazione. Si tratta quindi di prezzi ragionevolissimi, estremamente lontani da ogni tipo di eccesso, e purtuttavia riferiti a prodotti dalla qualità costruttiva onorevolissima. Già il Referement MCR5 è infatti costruito interamente in Italia, impiega connettori Amphenol XLR Musician Series e conduttori di rame rosso OFC con sezione di 0,24 mm2 (contro i 0,20 o 0,22 tipici della categoria). La capacità tra conduttore e schermo è di 91 pF/metro lineare, quindi piuttosto bassa e capace di sopportare bene i cinque metri di lunghezza di un cavo microfonico medio.
L’Ultimo Cavo è invece un prodotto che, a un prezzo quasi da entry level, offre prestazioni di livello medio-alto, come testimoniato dall’impiego di rame rosso OFC con sezione di 0,35 mm2 per i conduttori di segnale. I connettori sono Reference ProLite realizzati in Italia, mentre una guaina flessibile (volendo disponibile anche con una assai gratificante finitura glossy) assicura ottima adattabilità del cavo, elevata resistenza e buona prospettiva di durata.
Riguardo a quest’ultimo aspetto vale la pena di citare le stesse parole del costruttore: «Glissando sulla connotazione volutamente ironico-profetico-scaramantica (speriamo che RL continui per molti anni ancora a mettere al servizio dei musicisti la propria esperienza e tecnologia), ciò di cui siamo pressoché certi è che L’Ultimo Cavo sarà l’ ultimo cavo “non-Reference” che acquisterai, come anche possiamo scommettere che, chi lo proverà, difficilmente potrà resistere alla curiosità e al desiderio di “affinare” ancora di più il proprio sound sperimentando i cavi Reference “application-oriented” di fascia superiore».
Per parte nostra, analizzando i cavi Reference coi microfoni Audix del test, abbiamo rilevato un livello prestazionale molto soddisfacente e soprattutto “rassicurante”: in questa fascia di prodotto è infatti di fondamentale importanza puntare a un cavo che non dia luogo a preoccupazioni in tema di affidabilità meccanica, né che possa in alcun modo deturpare la prestazione sonora propria del micro, limitandone magari l’ariosità o la velocità. Ed è esattamente quello che garantiscono questi cavi Reference Laboratory, la cui adozione quindi è da parte nostra fortemente raccomandata.

 

Reference Laboratory

Tel. 071.7202120
www.referencelaboratory.com
info@referencelaboratory.com
99,00 (OM2) / 150,00 (OM3) / 179,00 (OM5), euro Iva compresa

Strumenti Musicali n. 6 — Dicembre 2015

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