AudioThing Hats – VST per hi-hat e piatti

AudioThing Hats

Il mercato degli strumenti virtuali è ormai saturo di generatori dedicati ai suoni di batteria e percussioni. Alcuni sviluppatori usano il sampling (magari in appoggio a librerie sterminate), altri la sintesi, altri ancora una combinazione delle due tecniche. Il risultato è comunque che ormai si trova di tutto, dalle repliche delle batterie acustiche degli anni Cinquanta, ai sample delle beat-box classiche degli anni Ottanta, alle sonorità più futuristiche e inedite.

Difficile dunque trovare spazio per un nuovo venuto e per nuove funzioni, eppure secondo AudioThing lo spazio c’è ed è quello dedicato a un piccolo e leggero plug-in dedito esclusivamente ai suoni di hi-hat e, marginalmente, piatti. Prima di addentrarci nell’analisi del prodotto, due parole sul suo sviluppatore: Audio Thing è un marchio che identifica essenzialmente l’attività del sound designer Claudio Castellano, musicista di studi classici e nel contempo solido background tecnologico. Claudio è italiano ma vive in Irlanda, è l’artefice principale dei suoi prodotti e collabora anche con altre realtà del settore. I suoi plug-in e le sue librerie hanno sempre il carattere dell’originalità, della semplicità d’uso e del basso prezzo unitario, cosa che ce li rende davvero simpatici in un mondo popolato da pacchetti sempre più complessi, costosi e in fondo poco gestibili. Hats segue questa impostazione di base ed è dedicato alla generazione del suono di hi-hat attraverso la combinazione di sintesi e campionamento.

L’interfaccia è semplice e lineare, e nella parte superiore allinea i generatori sonori, mentre in quella inferiore esibisce gli effetti che possono modificare anche molto pesantemente il suono generato. La generazione per sintesi impiega un parallelo di sei onde quadre con pitch e fasi diverse, proprio come faceva Roland nella venerabile TR-808. Un comando Grain regola l’accordatura degli oscillatori far di loro, e quindi il grado di metallicità del timbro risultante.

Più complessa è la sezione dedicata al sampling: qui si può scegliere il pitch che verrà impartito al campione (+/-24 semitoni rispetto all’altezza nominale), il punto di start della lettura del sample, il posizionamento di un filtro, l’abilitazione o meno della lettura del campione in loop. Sezione di sintesi e sezione di campionamento possono essere usate da sole o insieme, e ciascuna dispone di un proprio comando di livello in modo da mixare a piacere le due componenti nel suono finale. Da qui in poi il suono confluisce in due distinti inviluppi: Short Env e Long Env. Come i loro nomi possono lasciar intendere, il primo è dedicato alla simulazione dell’hi-hat chiuso e il secondo di quello aperto. Separatamente per ciascuno si possono regolare attacco, rilascio e tipologia di curva (lineare o esponenziale). La sezione di generazione si chiude con un LFO variabile da 1 Hz a 1 kHz (permettendo quindi anche ricche modulazioni in banda audio) che può essere indirizzato a Noise Grain, Noise Level, Sample Pitch, Sample Gain, Filter Cutoff, Crusher Rate, RingMod Depth.

Nella parte inferiore della schermata di Hats vi sono gli effetti e lo stadio di uscita: troviamo qui quattro moduli dagli autoesplicativi nomi di Ring Mod, Crusher, Filter, Reverb, più una sezione Master in cui si regola il livello di uscita e anche il grado di randomizzazione applicato ai generatori. I quattro effetti possono essere scambiati d’ordine con una semplice azione di drag’n’drop, e la loro sequenza può influire veramente tanto sul risultato finale.
Hats dispone di un Randomizer per creare nuovi suoni senza pensare troppo al sound design, e il bello di questa soluzione è che ciascun parametro può essere escluso dalla randomizzazione in modo da mantenerlo fisso al valore desiderato.

Il test
Il bello di Hats è anzitutto che è tremendamente efficace pur restando molto semplice da usare e molto leggero per il computer. Altro dato davvero interessante è che il plug-in arriva con una interessante dotazione di oltre 50 campioni tratti da macchine vintage e contemporanee (c’è perfino la Volca Beats!). Alcuni dei sample sono stati prima passati su nastro attraverso un Revox B77 MkII preceduto da un Aphex Aural Exciter, e inoltre l’utente può anche scegliere di usare i propri campioni contenuti in un folder diverso da quello di installazione del prodotto. Altro aspetto interessante è che Hats può usare due campioni distinti per l’hi-hat corto e quello lungo, oppure impiegare una sorgente unica da gestire poi diversamente in durata attraverso i due inviluppi. Insomma, si tratta di un prodotto semplice e leggero, ma davvero ben pensato!

La gamma timbrica ottenibile dal package di base è molto, molto interessante, con una buona copertura di numerosi suoni classici e numerosi generi. L’impiego dei quattro semplici ma efficacissimi effetti permette di andare davvero molto più in là del semplice suono generato, e deve intendersi parte integrante della timbrica di Hats. Più di tutto si apprezza il fatto di avere all’interno di un’unica interfaccia tutti i tool essenziali per scolpire dalla A alla Z i suoni di hi-hat necessari a una gamma vastissima di applicazioni, e tutto questo senza aprire mille plug-in e lasciarsi andare a sperimentazioni tanto creative quanto capaci di bruciare ore, ore ed ore di prezioso tempo. Qui no, qui tutto è semplice e sotto le dita!

Conclusioni
L’AudioThing Hats non è un plug-in visionario o fantascientifico, ma un oggetto estremamente utile ed efficace. È semplice e veloce da utilizzare, e per molti producer potrebbe diventare l’unica sorgente di hi-hat da usare. Il prezzo contenuto certamente invoglia all’acquisto, ma comunque qui di sostanza ce n’è davvero tanta. Ottimo e quasi indispensabile!

Chi e quanto
AudioThing
49,00 euro (Iva compresa)

Caratteristiche tecniche
Classificazione Virtual Instrument
Tipologia Soft synth dedicato ai suoni di hi-hat e cymbal
Generazione timbrica Sintesi + sample player
Formato AAX, AU, VST, 32 e 64 bit
Dimensioni 30 MB circa per la libreria
Protezione Tramite license file
Requisiti di sistema Windows XP SP2 o successive, MacOS 10.6.8 o successivo, Intel Core 2 Duo o equivalente, 2 GB RAM, 500 MB hard disk, video con risoluzione 1024×768

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Mamma insegnante di musica, ho esordito suonando il pianoforte a sei anni e, a otto, è arrivato l’organo Bontempi. A 12 anni ero già lì a modificarne i circuiti e a 14 ho scritto il mio primo programma per microcomputer. A 16 mi sono cimentato nella costruzione di un organo elettronico: logico dunque, con tutte queste premesse, che negli anni successivi sia finito a occuparmi di musica e tecnologie, e da allora non ho più smesso! Dal 1993 scrivo di synth, computer music e recording sulla rivista “Strumenti Musicali” diventato un punto cardine della mia attività lavorativa di giornalista pubblicista dal 1996. L’innovazione è al centro della mia vita anche quando non suono e non mi occupo di musica: dopo la laurea in economia e commercio mi sono, infatti, occupato di marketing delle tecnologie e dal 2004 mi occupo anche di Innovation Management, soprattutto per la pubblica amministrazione.

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