— Giulio Curiel

[quote_box_center]L’ultima versione della raccolta “totale” di Arturia ripropone classici noti, una drum machine completamente rivisitata e tre strumenti nuovi di zecca. Complessivamente si tratta di un package di grande valore e varietà, senza ridondanze o riempitivi, offerto a un prezzo davvero attraente.[/quote_box_center] [su_slider source=”media: 590,594,596,595,598,599″ link=”lightbox”] [su_dropcap size=”5″]A[/su_dropcap]rturia ha fatto una lunga strada dal suo primo strumento virtuale, quel Modular V che venne accolto da Bob Moog prima con scetticismo e poi con un tale apprezzamento da concedere alla casa francese l’uso del proprio nome e logo. Da allora è passata una decina abbondante di anni, gli strumenti virtuali hanno fatto passi da gigante ma il Modular V è sempre lì, a testimonianza di una formula che evidentemente i ragazzi di Grenoble devono aver azzeccato: rappresentazione skeumorfica e “vibe” sonoro dello strumento originale; concessioni al gusto e ai modi di lavorare contemporanei come programmabilità, controllabilità MIDI ed effettistica; adozione della polifonia anche per strumenti in origine monofonici. Oggi Arturia, che pur negli anni ha saputo compiere il balzo (niente affatto scontato) da sviluppatore di strumenti virtuali a produttore di macchine hardware, continua a credere nella sua linea di soft-synth e anzi la potenzia continuamente. Nella V Collection 4 in prova su queste pagine sono inclusi ben 13 strumenti, ognuno dei quali copre un range timbrico e prestazionale ben distinto. All’interno del package non troverete synth immaginifici o tecniche di sintesi esotiche e di frontiera, ma strumenti solidi che intendono coprire una grande maggioranza del lessico sonoro degli ultimi 40 anni. Prima di passare alla disamina dei singoli prodotti, qualche informazione generale: il prodotto Arturia è multipiattaforma in quanto può operare sia su Mac che su Windows, e funziona in stand-alone e nei principali formati plug-in. Per quanto riguarda il VST, gli strumenti più recenti del bundle sono forniti anche in versione VST3. La protezione non usa più CD o dongle hardware ma si appoggia sul nuovo Arturia Software Center, un’applicazione dalla quale si concede, si trasferisce e si revoca l’autorizzazione per un dato sistema. Questa applicazione inoltre gestisce il processo di aggiornamento dei software già installati, proponendo gli update e gestendone download e installazione. Veniamo ora ai contenuti per così dire consolidati: V Collection 4 eredita dalle precedenti edizioni i più acclamati strumenti software Arturia, ovvero i remake di Moog Modular e Minimoog, lo Yamaha CS-80, l’ARP 2600, il Roland Jupiter-8, i Prophet 5 e VS, l’Oberheim SEM. Ciascuno di questi strumenti è proposto con diverse estensioni e migliorie rispetto alle versioni originali hardware ma, trattandosi di prodotti sul mercato da tempo e dei quali ci siamo occupati in passato, ne diamo per scontata la conoscenza. Soffermiamoci invece di più sui nuovi arrivati, e cominciamo da quello che appare inevitabilmente il re di questa V Collection 4: stiamo parlando del Matrix-12 V, ardita rendition digitale dell’ultimo grande, grandissimo synth di Mr. Tom Oberheim. Il Matrix-12 era un bestione analogico a controllo digitale capace di una straordinaria versatilità timbrica rispetto ai suoi predecessori. Tale versatilità era ottenuta tramite ben 15 diversi tipi di filtri, nonché tramite una matrice di modulazione (da cui il nome della macchina) destinata a gestire un ricco parco di cinque LFO, cinque inviluppi, un Lag Processor, tre Tracking Generator e quattro Ramp Generator. La versione Arturia, forse per la prima volta, si allontana dallo spoglio pannello della macchina originale e rappresenta in maniera individuale le diverse sezioni VCO, VCF e sorgenti di modulazione. Ne guadagna grandemente l’operatività, mentre la matrice di modulazione rimane al centro. L’area alla base dello strumento può visualizzare la tastiera, l’effettistica aggiunta da Arturia (con algoritmi di Delay, Phaser, Analog Delay, Flanger, Analog Chorus e Reverb selezionabili su due effector indipendenti), la matrice di modulazione con ben 40 percorsi sorgente/ammontare/destinazione, o infine una “Page 2” che contiene degli switch relativi a parametri minori. L’area principale dello strumento invece può essere commutata su una pagina Voices in cui impostare per ciascuna voce trasposizione, detune, volume e panpot. Ma non è tutto: Matrix-12 V può operare infatti come strumento monotimbrico (Single Mode) oppure come macchina politimbrica (Multi Mode) assegnando ciascuna delle 12 voci a una delle sei zone di tastiera definibili. Questo consente la creazione di articolati split e layer che generano, ove lo si desideri, suoni di grande complessità. Matrix-12 V dispone del solito browser di suoni Arturia, ma i preset possono anche essere concatenati in 128 locazioni richiamabili via MIDI Program Change. I controlli del synth inoltre possono essere tutti mappati ai messaggi MIDI CC per un pilotaggio dei parametri tramite fader-box o tastiera controller esterna. Lo spazio tiranno non ci consente di approfondire tutte le funzioni della macchina, che tuttavia è complessa è versatile, ma semplice nella comprensione dei suoi principi di funzionamento da parte di chi conosca le basi della sintesi sottrattiva. Veniamo a un’altra novità ghiottissima di V Collection 4, ovvero Solina V: si tratta della riedizione virtuale dell’Eminent Solina del 1974, commercializzata anche come ARP String Ensemble Si tratta della string machine più classica che ci sia, lo strumento che è stato imitato numerosissime volte in ambito virtuale da riedizioni freeware o shareware che partivano dall’errata convinzione che il suo suono fosse semplice e banale da modellizzare. In realtà così non è assolutamente, e a parere di chi vi scrive quasi tutte le string machine virtuali disponibili suonano stridenti, taglienti, aspre, in assoluto e soprattutto se confrontate con le loro eccelse antenate analogiche. La rendition Arturia parte dal solito pannello fotorealistico dello strumento originale, al quale però sono state fatte numerose aggiunte. Abbiamo così due sezioni Upper e Lower, splittabili con punto di tastiera impostabile a piacere ed eventualmente attivabili su canali MIDI diversi. La sezione Upper può lavorare in modalità parafonica come lo strumento originale (generazione polifonica più un filtro e un inviluppo in comune per tutte le voci), oppure con un’opportuna selezione Poly che è cortesia della tecnologia virtuale e rende l’articolazione e il filtraggio di ciascuna voce davvero indipendenti. La sezione monofonica Lower dispone dei registri Contrabass e Cello, mentre la Upper ha i registri Viola, Violin. Trumpet e Horn che differenziano la timbrica in diversi parametri. Lo slider Crescendo modifica l’attacco di ambo le sezioni, mentre il tasto Ensemble attiva l’omonimo effetto che così tanta parte ha nel suono delle string machine. È tutto? Non proprio! Con il “solito” (per Arturia) pulsante Open ecco che si dispiegano molti altri controlli. Si può allora commutare l’Ensemble in mono o in stereo, dosare l’ammontare di pitch bend e modulazione, gestire tre mandate effetto separate, agire su una sezione Master che dosa l’intervento di aftertouch e velocity, e poi ancor agire su controlli fini per LFO, Bass Section (Attack, Release, Sustain, cutoff e risonanza del filtro, intervento dell’inviluppo, gestione di un arpeggiatore), Upper Resonator ed Effects. Queste ultime due sezioni meritano un approfondimento: con Open premuto la sezione Upper si arricchisce del registro Vox Humana desunto dal Polymoog. Si possono allora controllare i parametri di un filtro a formanti con tre bande di intervento e tre modalità di attivazione (LP, BP e HP). Gli effetti invece sono raccolti in tre bus: FX 1 offre Phaser e Analog Chorus; FX 2 è dedicato ad Analog e Digital Delay; FX 3 si occupa di gestire un riverbero a convoluzione con 20 ambienti riprodotti. Questi effetti hanno una grandissima parte nel suono di Solina V, che altrimenti resterebbe confinato nei tradizionali ambiti propri dello strumento originale. L’implementazione MIDI prevede la controllabilità di praticamente tutti i parametri tramite Continuous Controller, mentre manca qui la funzione Chain, vista nel Matrix-12 V, per concatenare i preset in una serie di 128 programmi richiamabili via Program Change. Veniamo infine alla terza novità introdotta con V Collection 4, quel Vox Continental V che nell’estetica (tremenda!) e nel suono rimanda immediatamente ai Sixties britannici più ruggenti, nonché all’indimenticabile riff di Light My Fire dei Doors. La rendition Arturia è a doppio manuale più pedaliera, e anche qui una funzione Ext concede l’accesso a una modalità funzionale estesa: i sette drawbar della sezione Upper diventano infatti 11, i sei della Lower diventano 11 anch’essi e i due della pedaliera diventano tre. Inoltre una funzione Open permette l’accesso a ulteriori opzioni “di fino”: si sceglie il motore sonoro tra Vox e Jennings, il tipo di riverbero disponibile, la velocità e profondità di vibrato e tremolo, la presenza o meno del rumore di fondo dello strumento originale, l’accordatura fine dei divisori d’ottava che generano il suono alle varie altezze di tastiera, e infine l’attivazione di un parametro Key Contact Age che permette di simulare l’invecchiamento casuale dei contatti dei drawbar per ottenere un suono deteriorato sì, ma in maniera stilosa. L’uscita della macchina può essere selezionata tra diretta, tramite Leslie (a parametri regolabili) o mediata da una simulazione di ampli per chitarra, a sua volta impostabile su diverse opzioni e microfonazioni. Arturia ha aggiunto anche uno slot effetti in cui si possono caricare Flanger, Phaser, Chorus, Analog Delay, Overdrive e Wah-wah. Da un punto di vista MIDI, le sezioni Upper, Lower e Pedal sono assegnabili a diversi canali e con split point impostabile a piacere. Anche in questo caso, i parametri timbrici sono controllabili via MIDI CC. Un selettore a levette virtuali (MIDI Mode Tabs) consente inoltre di selezionare al volo le modalità esecutive Multi, Split, Bass, Lower e Upper per abilitare tutte le possibili combinazioni tra manuali e messaggi MIDI in arrivo. Facciamo infine un passaggio veloce su Spark 2: si tratta dello stesso motore sonoro di drum machine venduto insieme ai controller Spark e SparkLE. Qui ovviamente c’è solo la componente software, ma non crediate che senza il controller essa non sia pienamente funzionale, anzi! Spark 2, con la nuova versione software che l’ha razionalizzata moltissimo, è un’applicazione di batteria elettronica perfettamente controllabile usando anche solo il mouse e lo schermo del PC. Spark 2 usa insieme sampling e generazione virtual-analog per dar luogo a 110 kit che spaziano dalle macchine vintage più desiderate alle ultime tendenze della dance. Il sequencer interno è articolato su pattern e song, mentre il mixer integrato ha 16 canali e dispone di effettistica in modo da processare individualmente ciascun kit-piece. Le varie sezioni del software sono ora raggiungibili via tab e tutto ha un aspetto funzionale e ordinato. Grazie alla versione 2 del software vi sono la possibilità di importare file REX, nonché di gestire la sintesi con un Modular Drum synth editor con filtri multimodo. In definitiva, Spark 2 è un’applicazione di drum machine che rende V Collection 4 un prodotto completo anche sotto il punto di vista delle percussioni.

Il test

Il nuovo sistema di installazione e autorizzazione di Arturia sembra funzionare molto bene e ha il vantaggio di provvedere autonomamente alla verifica della disponibilità di aggiornamenti. Una volta installati i vari prodotti componenti la Collection (ma si può anche escludere selettivamente qualcosa, se non interessa) si può partire e certamente andiamo a concentrarci sui nuovi strumenti inseriti. Il Matrix-12 V è molto bello, e da solo vale il prezzo dell’upgrade per chi ha versioni precedenti della V Collection. La sua timbrica è ampia e ricca, quasi quanto lo strumento originale (inarrivabile!). In ogni caso si tratta di una timbrica molto circoscritta e precisa, che non si sovrappone con nessun altro strumento della Collection, ma che fornisce quell’inarrivabile opulenza dei polysynth Oberheim che chi scrive ha sempre adorato. Talvolta lo strumento richiede di “lavorarci su”, soprattutto in un’accorta gestione dei livelli e nella compressione per tirare fuori tutta la sua energia. L’implementazione Arturia è elegante e chiara, con tutti i numerosi modulatori e percorsi di modulazione facilmente accessibili. Il peso sulla CPU è piuttosto elevato e confina l’uso di Matrix-12 V a sistemi prodotti negli ultimi tre anni, se non si vuol cozzare contro crepitii da overload. Anche Solina V è una notevolissima addizione: la timbrica dello strumento di base è molto ben resa e la sua pasta non è affatto segaligna o aspra come quella di prodotti meno curati e impegnativi. Anche in questo caso il riflesso di ciò è un più che discreto carico sulla CPU (minore comunque di quello posto dal Matrix), ma ne vale la pena. Molto bella e di grande versatilità la sezione Upper Resonator, mentre potenzialmente “pericolosi” sono gli effetti che possono condurre abbastanza facilmente a sonorità troppo impastate. Va ricordato che le string machine non sono mai dei mostri di versatilità a livello di generazione, per cui l’eventuale varietà timbrica (comunque notevole, grazie alle intelligenti implementazioni Arturia) andrà certo ricercata anche a colpi di EQ ed effettistica, ma con giudizio. Intelligente e utile l’arpeggiatore nella sezione Bass. Veniamo al Vox Continental V: di base si tratta di un suono “semplice”, che ben si presta a essere emulato con la sintesi, e infatti il prodotto Arturia suona molto bene, diretto, potente e in avanti come lo strumento originale. L’affermazione rimane vera anche nell’uso con la simulazione di Leslie, mentre la timbrica si perde un po’ in termini di focalizzazione ed efficacia quando si passa per l’Amp Simulator. Non si tratta di un suono di organo adatto a tutti gli usi, è bene ricordarlo, in quanto l’Hammond resta il riferimento nel suo comparto. Tuttavia il timbro zampettante e sbarazzino del Vox ha molte carte da giocarsi nella musica contemporanea che guarda al vintage, da Jack White ai Pomplamoose ai Black Keys a produzioni britanniche contemporanee. A margine del test principale si segnala la performance notevolissima di Spark 2, che fornisce davvero una marcia in più al pacchetto Arturia e che è timbricamente ricca e funzionalmente convincente. Sempre bello anche incontrare gli altri prodotti, con menzione speciale per l’ARP 2600 V e il Jupiter-8 V, mentre sempre insoddisfacente continua a sembrarci la rendition dei due Prophet.

Conclusioni

V Collection 4 è un package irresistibile: se vi piacciono le virtualizzazioni skeumorfiche di Arturia qui troverete numerosi strumenti vintage modellati con cura e con rispetto del loro suono originale. Mancano, per impostazione del prodotto e per scelta, sonorità digitali moderne, ma tutto il resto c’è in abbondanza ed è in grado di far girare la testa a più di un appassionato di sintesi. I nuovi strumenti (Matrix-12 V, Solina V, Vox Continental V) sono tutti validissimi e molto desiderabili, la drum machine Spark 2 è davvero notevole (e potrebbe accendervi la voglia di possedere anche il suo controller hardware…) e molti dei prodotti precedentemente noti sono sempre interessantissimi nel suono, a dimostrazione della bontà del lavoro di modeling iniziato da Arturia oltre dieci anni fa. Il prezzo di V Collection 4 poi è uno di quelli a cui è davvero difficile dire di no…

Midiware

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Strumenti Musicali n. 1 — Febbraio 2015

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