Appuntamento a Milano con i Placebo

placebo

Oggi arrivano in Italia i Placebo con il loro tour “20 years of Placebo”. Suoneranno molti pezzi che ormai è difficile ascoltare nei loro live, canzoni che i fan della prima ora sicuramente conoscono ma sono sicuramente meno note a chi ha iniziato a frequentare la band da Sleeping With Ghosts del 2003 o Med del 2006. Ecco quindi che sono qua a raccontare gli esordi di questa fantastica band.

Galeotto fu l’incontro tra due ex compagni di scuola presso la metropolitana di South Kensington. Il caso volle che proprio quel giorno Brian dovesse esibirsi in un pub accompagnato da Steve Hewitt, un batterista con cui occasionalmente collabora. Stefan era presente tra il pubblico durante quel concerto e, rimasto colpito dalla voce e dal modo di suonare di Brian, decide immediatamente che va formata una band.

Molko e Bowie
Molko e Bowie

È così che nel 1994 si formano i Placebo. Fortemente influenzati da cantanti e gruppi come David Bowie, The Cure, Joy Division, Sonic Youth e Pixies escono nel 1996 con il loro primo e omonimo disco. Sonorità derivanti dal punk e dal glam-rock esplodono nel loro primo e fantastico singolo Bruise Pristine.

Dopo tre settimane in studio di registrazione con il produttore americano Brad Wood, nel 1996 Placebo vede la luce. Per questo album Brian Molko e Stefan Olsdal fecero una scelta tattica a proposito di etichetta: in Gran Bretagna era distribuito dalla loro etichetta, la Elevator Music, mentre nel resto del mondo dalla Hut (proprietà della Virgin); venne fatta questa scelta perché allora in Uk, a differenza che in altri Paesi, c’erano due diverse classifiche, quella ufficiale e quella di musica indipendente e loro miravano ad essere presenti in entrambe.

Il 1996 è anche l’anno delle grandi amicizie. David Bowie li ha notati, voluti conoscere e poi tenuti sotto la sua ala. All’inizio del 1996 infatti Bowie era in tour europeo, gli opener erano gli Smiths e sfortunatamente per questi ultimi ma fortunatamente per i Placebo, Morrissey si ammalò. Successe così che Molko e soci ebbero la grande occasione di farsi conoscere dal grande pubblico.
Con l’album Placebo e i suoi singoli la band si mise a nudo e si presentò per quello che era, fragile e sincera.

Arriva poi il 1998 e il secondo album Without You I’m Nothing al cui interno si trovano tanti grandi capolavori dal sapore sia pungente, come “Nancy Boy” dove si parla di un personaggio droga e sesso-dipendente oppure “My Sweet Prince” che fa sognare i più. Inutile poi dire che sempre in questo secondo album c’è la fantastica “Pure Morning” e la canzone che dà nome al disco e che è impossibile dimenticare pensando alla versione acustica fatta da Molko e Bowie.

brian_molkoTra il 1997 e il 1998 il Placebo hanno fatto parte del cast di Velvet Goldmine, film di Todd Haynes che tratta la storia del glam rock inteso come movimento culturale, attraverso le vicende di un cantante (Brian Slade, interpretato da Jonathan Rhys-Meyers) e che si ispira alla vita di David Bowie. Il film è inoltre ricco di riferimenti allo stile di vita di Oscar Wilde, data la presenza di numerose citazioni tratte dalle sue opere. Assolutamente degna di nota è anche la colonna sonora, consigliatissima!

Si arriva così nel 2000 e al loro terzo album che li lancia definitivamente verso il successo: si chiama Back Market Music e al suo interno si ritrova la velocità e lo stile a tratti punkeggiante del primo album. Canzoni come “Days Before You Came” e “Special K” danno un’energia fenomenale. E poi come non ricordare la performance di un Molko infastidito dal pubblico bigotto del Festival di Sanremo che irriverente sfascia la chitarra e con atteggiamento di sfida va a raccogliersi i fischi del pubblico?!
Insomma, dopo questo racconto i meno esperti dei Placebo avranno avuto qualche delucidazione in più e i fan sicuramente non avranno potuto trattenere qualche lacrima ripensando agli esordi.

E per tutti coloro che questa sera saranno a Milano, godetevi questo splendido concerto!

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