17 giugno – Richard Thompson in concerto al Folkest 2016

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Stasera, 17 giugno, al Teatro Gustavo Modena di Palmanova, inizieranno i grandi appuntamenti di Folkest 2016 con il concerto di Richard Thompson, il celeberrimo chitarrista e cantautore inglese, songwriter raffinato e straordinario improvvisatore.

Ecco di seguito l’intervista che abbiamo realizzato a questo gigante della chitarra poco prima dello spettacolo.

Quando si parla di te ci si riferisce anche a una scuola chitarristica inglese partita negli anni Sessanta: Davy Graham, Bert Jansch, John Renbourn, Martin Simpson. Da allora la chitarra acustica è esplosa nel mondo, anche se oggi troviamo dei giovani che stravedono per Tommy Emmanuel e non conoscono Davy Graham. Esiste ancora al giorno d’oggi questa scuola e che differenze ci sono tra i chitarristi inglesi e quelli americani?
Davy Graham ha effettivamente dato vita all’intera scuola e ha dimostrato come la chitarra potesse essere uno strumento funzionale alla musica folk inglese. Tutti coloro che suonano oggi seguono quella scuola che ha subito l’influenza anche di artisti come Davy, Bert Jansch or Martin Carthy. È inevitabile. I musicisti inglesi tendono poi a mescolare il folk tradizionale inglese con il blues ma anche, spesso, con influenze di origine barocca.

Ci sono affinità fra te e i folk-singer delle varie scuole delle isole britanniche: Allan Taylor, Ralf McTell, Dick Gaughan , Christy Moore, Archie Fisher…
Certamente anche se esistono differenze fra la cultura inglese, scozzese e irlandese. Io, personalmente, sono più influenzato dalla musica inglese e scozzese. Ho imparato molto da questi artisti e penso a loro come a veri e propri fratelli.

Ti destreggi indifferentemente fra chitarra acustica ed elettrica: che strumenti usi abitualmente e quali sono i tuoi preferiti? Come le amplifichi? Con quale accordatura ti senti più a tuo agio e ami scrivere pezzi?
Suono chitarre elettriche Fender, solitamente modificate con differenti pick-up e cablaggi. Uso un amplificatore Divided B13.
L’acustica è invece un’irlandese Lowden. Ha un pick-up Sunrise e un microfono a condensatore interno.

Da molti anni vivi negli Stati Uniti: quali sono i musicisti che più ti hanno impressionato nel Nuovo Mondo?
Realmente molti. Sono molto amico con alcuni dei Cajun, come Beausoleil. Sono musicisti raffinati. Ho suonato anche con musicisti di Nashville come Buddy Miller.

Con il gruppo preferisci oggi la formula del trio. Ti soddisfa?
Pensi in futuro di ritornare a esperienze con gruppi allargati, come in passato con John Kirkpatrick?
All’inizio era una soluzione pratica – avevo bisogno di una band che fosse di Los Angeles per i festival – ma poi da questa esperienza ho preso spunto per scrivere proprio per trio. E ora è una formazione che preferisco. Vorrei comunque per il futuro fare progetti con band più grandi.

Dopo la grande fiammata folk degli anni Sessanta e i grandi gruppi degli anni Settanta ancora oggi in attività (Fairport Convention, Steeleye Span…) che cosa è rimasto di tutto ciò oggi?
Quali sono i nuovi talenti significativi in Inghilterra secondo te?
Ritengo che a partire dalla Fairport Convention la musica folk si sia avvicinata alla musica di successo, che è una buona cosa, così la gente non è sorpresa di ascoltare del buon folk-rock alla radio! Della scena inglese contemporanea mi piacciono Matthew and the Atlas e Olivia Chaney.

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